Pangea

I diritti dei bambini: istruzione, salute e felicità

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novembre 2013

Pangea si occupa di Donne; è noto. Pangea si occupa anche di bambini; è intuitivo.

E non solo per riflesso, dato che molte delle nostre beneficiarie sono anche madri, ma anche per progetto; per scelta.

Bambini e bambine a Kabul, in Afghanistan. Che vivono per strada, di espedienti e di elemosine, esposti a rischi e sfruttamenti di ogni tipo. Che hanno famiglie disastrate. Che spesso hanno solo la madre come riferimento adulto, in una città dove le donne non vengono percepite né come riferimento né come adulte.

Per loro c’è il Progetto Casa Pangea Kabul, un centro donna che è anche un asilo, dove sono accolti e protetti, dove trascorrono le loro giornate seguiti dalle educatrici, giocando e imparando a leggere, a scrivere, e soprattutto a socializzare senza distinzioni di genere.

Bambine a Calcutta, In India. Che vivono recluse, perché femmine, in un paese dove si vorrebbero i figli solo maschi; perché disabili, quindi considerate doppiamente una sfortuna famigliare. Se già l’investimento sull’istruzione familiare è scarso, quello su una bambina disabile è sostanzialmente inesistente. E quando parliamo di disabilità non parliamo solo di handicap dalla nascita, o di malattie successive; puoi esserti anche semplicemente rotta una gamba e ora hai difficoltà a camminare: sei disabile!

Per loro c’è il Progetto Casa Pangea Calcutta, che le segue con un programma di riabilitazione fisica e, soprattutto, di scolarizzazione. Libertà di movimento, e libertà di pensiero; non un semplice corso di alfabetizzazione, ma la possibilità di imparare i propri diritti e saperli far valere.

Bambini e bambine in Italia. Che vivono nel terrore e nel trauma. Perché sono bambini vittime di violenza, non fisica, ma dall’asettico nome di “violenza assistita”. Assistita nel senso che sono bambini e bambine che hanno assistito, ripetutamente, a episodi di violenze fisiche e psicologiche all’interno della loro famiglia. Che hanno visto per mesi, o chi peggio per anni, i loro padri o i loro tutori maltrattare, picchiare, umiliare (a volte violentare!) le loro madri. Che hanno perso riferimenti maschili, ridotti all’orco di cui bisogna solo avere paura; che hanno perso riferimenti femminili, ridotti alla mamma-mammoletta che non sa prendersi cura di se stessa, figuriamoci di loro.

Per loro c’è il Progetto Piccoli Ospiti, che li accoglie presso alcuni centri antiviolenza dove si trovano anche le loro mamme, e li segue in un percorso di sostegno psicologico che serve loro sia per superare le esperienze traumatiche sia, soprattutto, per recuperare il rapporto affettivo e di fiducia reciproca con la figura materna.

Oggi è il 20 novembre, le Nazioni Unite l’hanno proclamata “Giornata Universale dei bambini”. Pangea vi chiede di aiutarli. Insieme!

Perché se la vita riparte da una donna, la società riparte sempre dalle generazioni più giovani.

Paolo Riva
Responsabile contenuti web e socialnetwork di Fondazione Pangea Onlus