Pangea

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Il problema è culturale. Appunto, signor Presidente del Consiglio

Punto di vista > Italia

novembre 2013

Si può combattere la violenza con la violenza?

La questione della violenza sulle donne è un tema “caldo”, di cui ultimamente si discute parecchio. E nel susseguirsi di analisi, studi, dibattiti, un punto fermo sembra emergere costantemente: non é una questione di sicurezza, non é una questione di affetti, é principalmente una questione culturale. Proprio così, culturale. Cultura machista, cultura di violenza, cultura conservatrice.

Da più parti si invocano la famiglia, la scuola, le istituzioni e tutti gli altri spazi di apprendimento come luoghi da cui partire per dare il via a quel processo di cambiamento culturale di cui la nostra società ha bisogno.

Poi arriva il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ed é un concentrato di eventi ed iniziative a cui, più o meno convinti, partecipano tutti. E la convinzione si dimostra dalle azioni e dalle parole messe in gioco.

Perché le parole non sono neutre; hanno un peso, un significato, e l'uso di questa o di quella espressione valgono nel far emerge quella cultura di cui, appunto, si diceva sopra.

Si solleva quindi una polemica sull'onorevole Biancofiore, quando inzoccolisce l'universo femminile sostenendo che la maggior parte delle donne é pronta a darsi immediatamente se incontra un uomo ricco.

Quasi nessuno nota, invece, un passaggio ben più grave ed emblematico, quando il vertice esecutivo del paese, il Presidente del Consiglio Enrico Letta, intervenendo sull'argomento afferma: "Vogliamo dichiarare guerra alla violenza contro le donne!". Dichiarare guerra? Guerra? Dichiaro violenza alla violenza. Un chiaro cortocircuito in cui è evidente che qualcosa non funziona.

É di questo che si parla quando si sostiene che il problema é culturale. É anche questa la cultura che s’intende, quella che cala da un governo con un premier che racconta di avere le "palle d'acciaio", che titola un decreto contro il femminicidio dove i provvedimenti da adottare non sono ad indirizzo preventivo ma repressivo (senza contare che buona parte del decreto è dedicata all'occupazione militare della Val di Susa), che considera occasioni di sviluppo l'acquisto di cacciabombardieri e navi da guerra.

Ecco, è proprio questa la cultura di violenza che dobbiamo rifiutare se vogliamo superare in maniera evolutiva questo momento storico. Non basta mettersi un fiocco rosso addosso e dire di “essere contro”, se per farlo si esercita un’ulteriore violenza. Perché col chiodo scaccia chiodo ci si ritrova comunque sempre con un chiodo in mano!

Il problema è culturale. Appunto!

Paolo Riva
Responsabile contenuti web e socialnetwork di Fondazione Pangea Onlus