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L’Afghanistan negli occhi di una donna che è stata costretta a fuggire

Afghanistan > Speciale elezioni 2014

Iniziato il viaggio verso le elezioni in Afghanistan ci piacerebbe farvi conoscere più punti di vista, raccontati attraverso interviste a persone che amano questo Paese malgrado le sue fortissime contraddizioni, a partire dalla voce delle donne afgane.

Oggi cominciamo proprio ascoltando quanto vuole raccontarci Setara, una donna afgana che è profuga in Europa da un anno. Abbiamo scelto una voce fuori dal campo ma assolutamente ancora “dentro”, per avere un ulteriore punto di vista. Malgrado la lontananza dalla sua terra, Setara contatta quasi ogni giorno la sua città natale, Kabul, e si aggiorna su quello che succede con le donne con cui lavorava prima di abbandonare il suo amato Paese per minacce di morte subite e vissute in prima persona per questioni familiari.

Setara, quando parla dell’Afghanistan, è triste. Il distacco le pesa, si legge nei suoi occhi:
“Ad essere onesti, per me essere una rifugiata ha voluto dire aver perso la mia identità. Mi sento come se fossi un ospite, sempre e comunque. Ho la mia casa dove voglio andare, ma non posso. E’ una sensazione strana. Allo stesso tempo stare fuori mi rende mai come ora sensibile e curiosa verso gli avvenimenti del mio Paese, verso le persone e verso tutte le difficoltà che si vivono! Solo ora capisco quanto è forte la mia gente, che malgrado tutti i problemi ancora cerca di essere una nazione”.

Le chiedo di darci una sua opinione sulla condizione delle donne, se qualcosa in questa decina di anni è cambiata:
"Nel corso dell'ultimo decennio le donne afghane hanno raggiunto molti risultati in diversi ambiti della vita, grazie alla loro lotta e al loro fortissimo impegno nonché, naturalmente, grazie al robusto sostegno e all'assistenza ricevuti della comunità internazionale.
Ciononostante, oggi c’è ancora una lunga strada da percorrere per noi e moltissimo lavoro da fare per riuscire a portare tutte le donne afgane a condizioni migliori o forse semplicemente a quella “normalità” che permetterebbe a ognuna di prendere le decisioni sulla propria vita a partire da se stesse.
In realtà i miglioramenti raggiunti sono parte dei passaggi fondamentali che servono per reintegrare noi donne afghane nelle attività sociali, economiche, culturali e politiche e rafforzare la nostra voce nel mondo! Ma ancora la maggior parte di noi si trova ad affrontare sin troppi problemi, come ad esempio le difficoltà di accesso alla giustizia, al riconoscimento dei diritti, all’istruzione primaria e alla sanità, a cui si aggiungono le difficoltà economiche, la violenza domestica e molte altre complicazioni che ci opprimono”
.

Fa una pausa, i suoi occhi si riempiono di lacrime.

Per cambiare tema le chiedo se queste elezioni possono rappresentare una speranza di un qualche cambiamento:
“Le elezioni del 2014 sono completamente differenti dalle ultime due precedenti. Questa volta le persone hanno più speranza, sono più fiduciose e hanno una forte determinazione. Sono così felice di sentire le persone afghane che pensano positivo sulle prossime elezioni! E le donne mostrano la loro partecipazione attiva perché pensano che questa elezione sia importante per assicurare il destino e il futuro del nostro popolo. Speriamo veramente di avere un Afghanistan sicuro e tranquillo dove poter tornare e vivere per sempre".

Grazie Setara, ma cosa vuol dire il tuo nome?
“Stella”.

Allora speriamo che sia di buon auspicio.