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I motivi che spingono Pangea a restare in Afghanistan

Afghanistan > Speciale elezioni 2014

20 marzo: oggi inizia new rooz, alle 17.30 circa, ovvero il capodanno per gli afghani e moltissime altre popolazioni che nel mondo festeggiano l'arrivo del nuovo anno o della primavera.

Mentre le famiglie di ritrovano a cucinare e mangiare leccornie penso al senso di essere in Afghanistan da così tanti anni, dal 2003 per l'esattezza, e mi chiedo se la presenza di Fondazione Pangea dopo le elezioni dovrà cambiare o no.

Ma la risposta la trovo facilmente. Penso per esempio a Manizha, una delle migliaia di donne che abbiamo incontrato a Kabul durante il nostro lavoro e che ci testimonia e ci ricorda quanto siano loro le protagoniste della ricostruzione. Sfido chiunque a sostenere che sono il “sesso debole” e le loro storie ne sono la prova.

Manizha, nata e vissuta a Kabul, ha 28 anni, è madre di quattro figli; 2 maschi di 6 e 8 anni e due femmine di 11 e 13 anni che frequentano regolarmente la scuola pubblica. E' sposata con un uomo violento che la faceva molto soffrire. Lui non si è mai impegnato per la famiglia ed ha sempre lavorato saltuariamente in una panetteria. Come lei stessa racconta: “Mio marito non si è mai interessato né a me né ai nostri 4 figli, è indifferente alle nostre necessità e preferisce passare il tempo a chiacchierare con gli amici".

La vita di Manihza sembrava non avere una via di uscita fino a quando, un giorno, una sua vicina di casa non le ha parlato del nostro progetto di microcredito, il Progetto Jamila che vuol dire "bella".

Per la prima volta nella sua vita, Manizha ha capito che la sua esistenza e quella dei suoi figli poteva cambiare radicalmente e forse poteva mettere a frutto quel corso di parrucchiera che aveva fatto anni prima: “Quando la mia vicina di casa mi ha spiegato cosa sia il microcredito, ho capito che forse avevo una speranza di vivere una vita migliore e di aiutare i miei figli”.

Manizha si è messa quindi in contatto con un centro donna con cui Pangea collabora e, una volta spiegata tutta la sua situazione, ha ottenuto un prestito di 12.000 afghani (circa 160 euro) riuscendo in questo modo a realizzare il sogno di aprire un’attività di parrucchiera. Alla fine dell’anno la sua attività ha dato ottimi risultati e lei è riuscita a metter da parte dei soldi. Manizha, nei successivi due anni ha ricevuto altri 2 prestiti dal progetto Jamila che le hanno permesso di comprare gli strumenti lavorativi necessari per consolidare sempre di più la sua attività.

Grazie al suo impegno e al suo entusiasmo, unito a una forte volontà di riscattarsi da un passato senza prospettive, Manizha è oggi una donna realizzata e la sua attività è cresciuta giorno dopo giorno riuscendo ad acquisire, nel corso del tempo, molte clienti e premettendole di mantenere la sua famiglia, senza dipendere necessariamente dal quasi assente aiuto economico del marito.

Oggi Manizha è anche una delle donne più attive all’interno di Casa Pangea, rendendosi protagonista delle attività del programma teatrale di sensibilizzazione dei diritti delle donne.

“Grazie a Pangea sono oggi una donna felice, ma soprattutto ho ritrovato fiducia in me stessa attraverso un cammino sia di realizzazione professionale che di ritrovata speranza in un futuro migliore sia per me che per i miei bambini”.

E’ questo il motivo per cui Pangea è oggi in Afghanistan e continuerà ad esserci indipendentemente dai risultati delle elezioni presidenziali previste per il 5 aprile 2014.

Simona Lanzoni
Vice Presidente e Responsabile dei Programmi di Fondazione Pangea Onlus