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Foto da Wikipedia e recordmeteo.altervista.org

La “terra dei Puri” e il suo ruolo nelle elezioni afghane

Afghanistan > Speciale elezioni 2014

Pangea, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 5 aprile 2014, ha intervistato Emanuele Giordana, giornalista esperto di Asia. Pangea ha incontrato Emanuele nel 2007 aderendo al progetto “Afghana” ovvero una rete di associazioni, esperti, giornalisti, accademici della società civile italiana che hanno sostenuto una rete speculare di realtà afghane che non si sono piegate alla corruzione e ai signori della guerra. Obiettivo del progetto era quello di avere un ruolo di ricostruzione attivo nel paese ed esprimere volontà comune e una condivisa visione del futuro dell’Afghanistan per creare delle alternative concrete in grado di porre in atto un reale processo di pace del paese. Afghana si è poi adoperata per creare uno spazio di dialogo con le istituzioni afgane, attraverso azioni di pressione, con lo scopo di dare vita a spazi politici più liberi e più democratici.

Abbiamo chiesto a Giordana il ruolo che avrà il Pakistan in questo delicato momento di passaggio politico dell’ Afghanistan, visto che da sempre questo paese influenza anche la politica interna ed estera afghana.

Il Pakistan, letteralmente “La terra dei Puri”, nasce nel 1947, dalla separazione con l’India con cui mantiene tutt’oggi difficili rapporti a causa della mai risolta questione del Kashmir. Inoltre ha un complicato rapporto con il confinante Afghanistan poiché ne ingloba le aree tribali di popolazioni pashtu-afghane, luogo di rifugio e addestramento delle fasce estremiste talebane che si muovono e agiscono con grande destrezza sia lungo i confini pakistani che in quelli afghani.

Il 5 aprile 2014 avranno luogo in Afghanistan le elezioni presidenziali. Quale ruolo politico e di influenza strategica avrà li Pakistan rispetto a questo evento?

Il Pakistan è un attore che agisce su due fronti: uno pubblico istituzionale, uno dietro le quinte, coperto, gestito dai servizi segreti che spesso lavorano indipendentemente dal governo. E' una realtà comune a un po' a tutti i Paesi del mondo (chi non ha una politica estera segreta?) ma che nel caso pachistano è stata particolarmente vera negli ultimi anni. Le cose però stanno cambiando: c'è un'alternanza del potere civile che sembra aver concluso l'epoca di un controllo militare al 100% e ci sono fermenti sociali interessanti. Infine credo ci sia un genuino desiderio di collaborare con l'Afghanistan per contenere il fenomeno islamista radicale con cui il Pakistan ha giocato in passato in modo strategico, ma con cui ora deve fare i conti perché il mostro è cresciuto e minaccia la sua stessa stabilità. Un nuovo rapporto col Pakistan dipenderà, naturalmente anche dal nuovo presidente afgano, sempre che Islamabad mantenga fede alle sue promesse più recenti e ad aperture che fanno ben sperare.

Quali scelte politiche dovrebbe mettere in atto il neo presidente nei confronti del Pakistan per circoscrivere la sua influenza sull'Afghanistan?

Può scegliere di continuare la vecchia politica di accuse continue a Islamabad, sentina di tutti i vizi e i disastri afgani, o scegliere la strada di un rapporto che costruisca fiducia e collaborazione tra due Paesi, in gran parte fratelli (circa 3 milioni di pashtun vivono nelle aree tribali). Anche gli Stati Uniti possono avere un ruolo politico importante (e così gli europei) e molto dipenderà anche da come deciderà di muoversi politicamente e diplomaticamente l'India. Io penso che un Pakistan isolato non serva a nessuno, tantomeno a Kabul.

Quali sono le reali motivazioni alla base dell’interesse dimostrato dall’Arabia Saudita per lo sviluppo economico del Pakistan, il cui ultimo segnale è costituito da un prestito al paese di 1,5 miliardi di dollari?

Riad ha sempre sostenuto il Pakistan, specie in chiave anti iraniana. Lo vede come la bilancia sunnita nei territori del subcontinente indiano e dell'Asia centrale meridionale dove esiste una minoranza sciita a sua volta sostenuta dall'Iran. Purtroppo le politiche dei sauditi sono spesso legate in maniera miope alla ricerca di un equilibrio che mantenga la supremazia religiosa e quindi politica dei Sauditi. Politiche che non esitano a servirsi di ogni mezzo per contrastare soprattutto gli iraniani. Non bisogna dimenticare che c'è il progetto di un gasdotto dall'Iran al Pakistan verso l'India via Afghanistan, che non a caso ha molti nemici e che non a caso fa passi avanti lentissimi.

La sicurezza è un tema scottante sia per il Pakistan che per l’ Afghanistan poiché sono paesi che giocano un ruolo fondamentale per i futuri equilibri geopolitici dell’Asia Centrale. Quale futuro scenario politico si prospetta in quelle aree del mondo, visto sia il forte aumento in Pakistan di atti di terrorismo e sia in vista dell’exit strategy in Afghanistan previsto per la fine del 2014?

Credo che la comunità internazionale debba sostenere gli sforzi di cooperazione e integrazione, favorire l'apertura delle dogane, aiutare i settori progressisti della società civile, sostenere partiti e associazioni che lavorano in questa direzione. Bisognerebbe smettere di voler teleguidare le azioni di questi Paesi, lasciando loro l'iniziativa senza per questo rinunciare a criticarli o a sostenere quanto di buono emerge. Continuare a considerarli solo un campo di battaglia non aiuta. Né loro né noi.

Intervista a cura di Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus

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Emanuele Giordana, giornalista e cofondatore di Lettera22 è uno dei massimi esperti italiani della culture dell’Asia Centrale con cui è entrato in contatto nei suoi numerosi viaggi e reportage in Afghanistan e non solo. Grazie ai suoi libri, ai suoi articoli e ai suoi blog (The Great Game relativo a temi di politica internazionale dell’Afghanistan e del Pakistan), Emanuele Giordana ha aperto le porte al grande pubblico su tematiche politiche, sociali e di costume su aree del mondo che spesso vengono presentate dai media italiani solo come zone di guerra, di povertà e di devastazione. E’ stato inoltre Direttore della Rivista “Quaderni asiatici” e dell’Avanti! Dal 2013 è Presidente Onorario di Lettera22, associazione indipendente di giornalisti che tratta di temi di carattere internazionale, di costume e di società.
Nel 2011 Emanuele Giordana riceve il premio Tiziano Terzani per il progetto Afghana, associazione italiana di sostegno alla società civile afgana, nata nel 2007 dopo l’appello “Un percorso per la pace e la giustizia in Afghanistan: riflessioni e proposte della società civile” lanciato da Arci, Lunaria e Lettera22 per creare un forum proprio sul ruolo della società civile italiana in Afghanistan”di cui ha fatto parte anche Fondazione Pangea. Obiettivo di Afghana è quello di creare un diretto coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, rappresentative delle molteplici realtà presenti nel tessuto sociale afgano, poiché questo è la via più efficace per creare percorso di pace a lungo termine.
Tra i suoi libri ricordiamo: La scommessa indonesiana, Utet, 2002, Il dio della guerra, Guerini, 2003, curato insieme a Paolo Affatato, Afghanistan. Il crocevia della guerra alle porte dell'Asia, Editori Riuniti, 2007, Diario da Kabul, Obarra Edizioni, 2010, Due pacifisti e un generale, Ediesse, 2010, scritto insieme a Ritanna Armeni.