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Quando le radici dell’odio allontanano la pace in Afghanistan

Afghanistan > Speciale elezioni 2014

I talebani sembrano decisi e intenzionati a mettere a ferro e a fuoco l’Afghanistan e la sua capitale fino al giorno delle elezioni, puntando al chiaro obiettivo di creare tensione e senso di paura sia tra la popolazione locale sia tra tutti coloro che si trovano in un questo paese come operatori umanitari o al servizio di organizzazioni internazionali. Non c’è giorno infatti in cui non ci giunga una notizia relativa ad attentati, esplosioni di bombe, kamikaze o conflitti a fuoco dove a pagarne le spese sono spesso civili innocenti.

E’ di ieri l’attacco talebano alla foresteria della NGO statunitense “Roots of Peace”a Kabul; un kamikaze si è fatto esplodere davanti all’edifico della sede dell’ organizzazione dando vita ad uno scontro tra miliziani e polizia che si è protratto per ore. Unica vittima una bambina afghana che è rimasta uccisa nell’esplosione. E’ di questa mattina invece la notizia dell’assalto alla Commissione della sede elettorale di Kabul.

Si ha le netta impressione che la polizia locale e le forze internazionali non sembrano in grado di controllare atti di violenza ed è esattamente questo l’obiettivo a cui puntano strategicamente i talebani che cercano di scoraggiare gli afghani ad esprimere liberamente il proprio voto. Nonostante la presenza decennale della comunità internazionale l’Afghanistan sembra continui ad essere sotto il controllo dei soliti noti signori della guerra e dei talebani che la fanno da padroni portando morte, distruzione e sofferenze al popolo afghano. Purtroppo questo Paese continua, o almeno sembra dare l’idea, di esprimersi attraverso una sola lingua: quella della violenza e della paura. Ma in realtà sono tante le voci che cercano di opporsi e di cambiare le regole di questo gioco crudele fatto da ataviche divergenze etniche, improbabili alleanze trasversali e giochi di potere, ma troppo spesso vengono sopraffatte e messe a tacere dalla crudeltà e dalla prepotenza delle frange estremiste pronte a tutto pur di riprendere il controllo del paese. Certo è che gli attentati di questi ultimi giorni pesano sul futuro dell’Afghanistan rendendo sempre più complicata la via della pace. Chiunque vincerà degli 8 candidati rimasti a contendersi la carica di Presidente dovrà avere bene in mente che l’Afghanistan rimarrà un paese senza prospettive se l’unico modo di esprimere le proprie idee passerà attraverso un AK-47, un ordigno esplosivo o un ragazzino che si fa esplodere davanti a una moschea.

Per trovare la via della pace bisogna prima estirpare le radici dell’odio e ci si auspica che questo sia uno degli impegni principali, se non il più importante, del nuovo Presidente dell’Afghanistan.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus