Pangea
fb tw ig yt
iscriviti

Progetti

Un paese in attesa dei risultati delle elezioni e non solo

Afghanistan > Speciale elezioni 2014

Ormai è certo che bisognerà attendere giugno per sapere chi sarà il nuovo presidente dell'Afghanistan.

Il testa a testa tra Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani farà tener il fiato sospeso tutto il paese fino a quando, finalmente, dopo mesi di attesa, si avrà il nome dell'uomo che guiderà le fila dell'intricato teatro Afghano.

Sabato la Commissione elettorale indipendente ha reso infatti noti i dati finali preliminari dai quali emerge che Abdullah ha ottenuto il 44% dei voti, mentre Ghani il 31, 5% (Ansa, 28 aprile 2014). Il fatto che entrambi non abbiano superato il 50% dei voti, che avrebbe garantito ad uno dei due la vittoria, condurrà al ballottaggio e all'inevitabile ritorno alle urne degli afghani, con i relativi rischi di sicurezza e le minacce dei talebani. Sarà comunque interessante vedere, nell'arco di questo mese, quali alleanze e strategie politiche verranno messe in campo sia da Abdullah, sia da Ghani, per arrivare alla vittoria definitiva e soprattutto seguire le mosse del presidente uscente Karzai, che non lascerà facilmente l'arena politica afghana. Ma l'ombra che più spaventa e incombe sulle elezioni di questo paese è il più che concreto rischio di brogli elettorali. Secondo un articolo uscito sul New York Times qualche giorno fa, le frodi, nonostante i controlli più capillari rispetto alle elezioni del 2009, sono state numerose, rischiando di inficiare i risultati elettorali. C'è chi ha confessato, infatti, di avere votato più di una volta, per paura che il candidato preferito non venisse eletto (Voting Fraud hangs stubbornly over afghan elections, with runoff likely, New York Times, 25 aprile 2014).

I dati non sono purtroppo confortanti, poiché la Commissione che si occupa delle frodi elettorali, ha segnalato, ad oggi, quasi 900 irregolarità (Lettera 22, 15 aprile 2014).

Mentre poi si attendono gli esiti finali di questa lunga corsa presidenziale, i problemi in Afghanistan sembrano non avere fine. Oltre ai numerosi attentati a cui ormai purtroppo ci siamo in parte abituati a ricevere come fossero un quotidiano bollettino di guerra, il 26 aprile si sono abbattute sulle regioni settentrionali del paese delle forti inondazioni che hanno provocato morte e devastazione. Secondo le autorità afghane i morti sarebbero oltre un centinaio e circa 2.000 le abitazioni distrutte (Internazionale, 26 aprile 2014). Ciò non fa che aggravare una situazione di povertà e di disagio di molte popolazioni che vivono nelle remote aree rurali, le quali non godono né di strade, né di infrastrutture adeguate a fronteggiare simili calamità naturali. Ma sappiamo bene come gli afghani siano un popolo temprato alle sofferenze, alle guerre e ai disastri naturali e che, nonostante tutto, avranno la forza di non arrendersi a nessun tipo di problema, che sia di natura politica o che si tratti di un evento naturale.

Ci si augura però, che chiunque ricoprirà la carica di presidente sia veramente in grado, questa volta, di guidare il paese fuori dalla sua complessa e mai risolta situazione politica, sociale ed economica, accompagnando gli afghani, senza distinzione di etnia o razza, in un percorso democratico e soprattutto mettendo da parte gli interessi personali e le diatribe etniche. La popolazione, partecipando così in massa a queste elezioni, ha dimostrato di volere far sentire la propria voce e di non avere avuto paura delle minacce dei talebani, mettendo a rischio la propria vita, pur di esprimere la propria opinione politica. Ora tocca al nuovo presidente accettare questa sfida e dimostrare, nei fatti, molto più che nelle promesse elettorali, che cambiare strategia politica ed avere un paese che le cui leggi si fondino su principi democratici è possibile. Tutti noi, che amiamo questo paese, e tutto il popolo afghano, per una volta tanto, ci vogliamo credere.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus