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Elezioni in Afghanistan: cronaca di un broglio annunciato

Afghanistan > Speciale elezioni 2014

Ancora una volta l’Afghanistan ci regala l’ennesimo teatrino politico e governativo di Kabul che sfiora il paradosso. Pochi giorni fa la Commissione Elettorale Indipendente ha reso noti i risultati preliminari del ballottaggio tra i due candidati rimasti in campo. L’ex Ministro dell’Economia Ashraf Ghani avrebbe ottenuto il 56,44% di voti contro il 43,5% del suo avversario Abdullah Abdullah. Questi risultati, seppur non definitivi, sembrano sospendere il paese in un’attesa senza fine. L’ex Ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, ha apertamente contestato il risultato, denunciando gravi brogli elettorali e autoproclamandosi, davanti al Paese e ai suoi sostenitori, vero vincitore di queste elezioni. Durissime le sue parole: “Mi rifiuto di accettare il risultato. Lo condanno e non lo accetterò”(fonte: Al Jazeera). Lo stesso annuncio di vittoria è stato dato anche da Ashraf Ghani, il quale ignorando la provocazione del suo avversario, si accinge ad attendere i risultati definitivi del 22 luglio con l’aspettativa di essere l’unico Presidente legittimo del Paese.

Nessuno pensava che questa campagna elettorale fosse semplice, ma oggi la situazione sembra aver preso toni allarmanti e paradossali con entrambi i candidati che rivendicano la legittimità della carica di Presidente.

Le Nazioni Unite e la comunità internazionale, vista la possibilità di scontri e rappresaglie, sono intervenute affinché vengano usati toni politici più moderati e civili e soprattutto per scongiurare che la sfida tra Ghani e Abdullah possa creare instabilità politica e rilevanti problemi di sicurezza in tutto l’Afghanistan. L’11 luglio il Segretario di Stato USA ha incontrato sia Jan Kibis, il capo delle Nazioni Unite a Kabul, sia i due candidati alla poltrona di Presidente. Dopo diversi incontri e un arduo lavoro diplomatico, Abduall e Ghani hanno raggiunto un accordo per una verifica omnicomprensiva dei risultati del ballottaggio e un nuovo conteggio delle schede elettorali.

Pangea, che da anni lavora con le donne e per le donne afghane a Kabul, conosce i problemi del Paese, le ingiustizie nei loro confronti e le disuguaglianze di genere esistenti. Ma nonostante le difficoltà, le soddisfazioni hanno superato, giorno dopo giorno, gli ostacoli sul cammino dell’emancipazione femminile permettendo a molte di loro di conquistare spazi sociali e lavorativi un tempo impensabili. Oggi, grazie a Pangea, le donne coinvolte nei nostri programmi sono molto più consapevoli dei loro diritti, dei problemi sociali e politici dell’Afghanistan. Molte di loro, infatti, nonostante le minacce e le violenze subite, hanno espresso coraggiosamente il loro voto in queste elezioni presidenziali. Ma, dopo l’ennesimo scontro politico di questi giorni, le donne afghane che collaborano con Pangea, così hanno risposto alla nostra domanda su cosa ne pensano di questi primi risultati. “Siamo stanche. Tutto quello che ci interessa ora è pensare molto di più al nostro futuro che non alle rivalità e agli interessi dei due avversari.”

Per questo motivo, in un Paese dove episodi di terrorismo sono purtroppo all’ordine del giorno, dove povertà, disoccupazione cronica e disuguaglianza di genere attanagliano l’esistenza quotidiana degli afghani, ci si aspetterebbe, da parte di entrambi i candidati, un atteggiamento politico e performance pubbliche che non infiammino ulteriormente gli animi. Sono infatti molti gli attori non statali che colgono ogni occasione per infondere insicurezza sociale e per creare enormi disagi ad una popolazione stremata da anni di conflitto. Il ritorno a una situazione di instabilità politica rischia di riportare il Paese in una condizione sociale dove donne e bambini diventano le vittime principali; non dimentichiamo che ogni guerra civile ha decretato il fallimento delle politiche di genere generando atti di gravi violenze nei confronti del genere femminile. E’ di poche ore fa la notizia di un kamikaze che si è fatto esplodere in un mercato a Orgun, nella Provincia di Paktika (ai confini con il Pakistan) dove hanno perso la vita 89 persone di cui la maggior parte donne e bambini. (Fonte: Ansa).

Ma purtroppo, come spesso accade, si rischia di mettere da parte la vera missione di Presidente alla guida una nazione a favore di interessi personali e intrighi di palazzo che non hanno nulla a che fare con i problemi reali del Paese.

Inoltre, la tensione tra fazioni avversarie rischia di riaccendere la perenne diatriba etnica, mai di fatto sopita e che continua quotidianamente a mietere vittime tra i civili innocenti. (Ashraf Ghani è di etnia pasthun, mentre Abdullah Abdullah è di padre pasthun e madre tagika).

La violenza che, quasi sempre è generata dagli uomini, deve essere combattuta. Le donne, con le proprie capacità di mediazione, hanno la possibilità di aiutare un Paese a ritrovare un equilibrio sociale e politico. Perché l’Afghanistan più che mai ha bisogno di deporre le armi e imparare il linguaggio del confronto e del dialogo. Ed è anche per questo motivo che, nonostante un clima di tensione e di scontri di interessi partitici, il lavoro di Pangea con le donne afghane di Kabul prosegue con lo stesso entusiasmo di sempre e con la stessa voglia di regalare un sorriso e una vita migliore ad ogni donna che chiede il nostro sostegno. Pangea è consapevole che la pace e la stabilità di un Paese passa attraverso una generazione di donne che possano godere di pari diritti e opportunità. Le nostre beneficiare sono e rimangono grandi ed importanti testimoni di come una donna consapevole dei propri diritti possa generare una situazione familiare e di conseguenza sociale più serena sia con la propria famiglia sia con la comunità di appartenenza.

Infine, in questo particolare frangente politico-elettorale, non va sottovalutato il ruolo giocato anche dagli gli attori internazionali, finalizzato a ottenere un tornaconto politico ed economico da queste elezioni. L’uscente Presidente Hamid Karzai si è infatti rifiutato di mettere la firma sull’Accordo Bilaterale messo a punto con Washington relativo al piano della sicurezza in Afghanistan dopo il ritiro della Missione Internazionale ISAF previsto per la fine del 2014. Per avere un’idea di quali saranno le prossime mosse politiche nazionali e internazionali in Afghanistan, bisognerà quindi necessariamente attendere i risultati elettorali definitivi, con l’auspicio che ciò metta fine a questa sfida che ha tutta l’aria di portare nuovi e pericolosi venti di guerra civile.

Sicuramente Ashraf Ghani oggi sembra avere messo una forte ipoteca sulla vittoria finale ma, come sempre accade in Afghanistan, il dubbio è più che lecito e l’annuncio ufficiale del nome del nuovo Presidente, previsto per il 22 luglio, potrebbe riservare ancora molte sorprese.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus