Pangea

Buon lavoro Italia: Convenzione di Istanbul e nuovi orizzonti

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agosto 2014

Ci siamo, oggi 1°agosto entra in vigore la Convenzione del Consiglio d’Europa (COE) sulla “prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica”, approvata nel 2011 a Istanbul, firmata da 32 Paesi, e ratificata da 13.

Tra il 2011 e il 2012, quando Pangea, insieme ad altre associazioni italiane, ha cominciato a sollevare l’attenzione sulla Convenzione di Istanbul e a richiederne la ratifica al Parlamento e al Governo, non eravamo certi che qualcuno avrebbe ascoltato la nostra voce.

Invece anche l’Italia ha ratificato nel 2013. A livello internazionale, per l’effettiva entrata in vigore, era però necessario che l’approvazione coinvolgesse un numero molto più ampio di Stati, e finalmente questo momento è arrivato.

La Convenzione di Istanbul è lo strumento più avanzato e giuridicamente vincolante mai redatto a livello internazionale, che affronta finalmente il fenomeno della violenza che le donne e le bambine possono subire nelle diverse parti del mondo, nelle sue molteplici forme.

Al suo interno le strategie a contrasto del problema sono affrontate in modo molto chiaro, e possono essere riassunte nella cosiddetta formula delle 3P: Prevenzione, Protezione, Punizione, finalizzate al raggiungimento dell’ unico grande obiettivo di eliminare ogni forma di violenza e sopraffazione nelle relazioni di genere.

L’entrata in vigore della Convenzione è un passo in avanti che apre una serie di orizzonti sul lavoro che ancora rimane da svolgere in Italia in merito alla tematica.

Nel nostro Paese, infatti, manca un vero e proprio sistema organico in grado di affrontare il fenomeno della violenza maschile sulle donne e le bambine. Pur avvalendosi di leggi dedicate e dell’operato capillare della società civile, associazioni e singoli individui che si battono per affrontare il problema, lo sforzo fin qui profuso non è sufficiente.

Innanzitutto il problema della denuncia, ancora troppo affidato alla sensibilità e alla disponibilità dei funzionari a cui una donna si rivolge in caso di maltrattamenti, quasi sperando di capitare con “la persona giusta” . Lo stesso problema si riscontra anche presso i pronto soccorso per ricevere cure dopo le violenze o a colloquio con gli assistenti sociali. Sarebbe quindi necessaria un’adeguata e strutturata formazione del personale – sia quello di pubblica sicurezza che quello socio-sanitario – sulle problematiche della violenza, accoglienza e indirizzamento delle vittime.

Ciò che molte donne che subiscono abusi lamentano in queste situazioni è infatti la sensazione di “sentirsi sbagliate”, quasi colpevolizzate.

Ciò che invece va invece assicurata è la certezza della pena per il maltrattante e una rete di protezione adeguata, soprattutto durante il periodo del processo civile, penale o presso il Tribunale dei Minori, che si può protrarre anche per lunghi anni.

Un percorso che oggi come oggi rischia di vittimizzare ancor di più una donna che cerca di uscire da anni di vessazioni.

Uno dei nodi fondamentali della rete di protezione, aiuto e reinserimento delle donne che hanno subito abusi è rappresentato dai Centri Antiviolenza. Un lavoro immenso, realizzato con poche risorse, poco considerato e malamente sostenuto dalle istituzioni, portato avanti spesso in maniera più o meno volontaria e precaria, quando dovrebbero essere realtà strutturare e supportate all’interno di una rete di servizi pubblici funzionanti, con operatori capaci di rispondere adeguatamente a chi chiede supporto.

Pangea, in quanto realtà che sostiene le donne e i loro figli vittime di violenza domestica, continuerà nel suo impegno a livello istituzionale e nel sostegno di progetti concreti (come il progetto Piccoli Ospiti e lo Sportello Antiviolenza Online) , affinché la Convenzione di Istanbul non sia l’ulteriore documento lettera morta, ma diventi concretamente una guida per trasformare l’Italia in un luogo in cui le persone, indipendentemente dal genere, dall’età e dalla provenienza, possano vivere al meglio la loro vita all’interno di relazioni paritarie e non violente.

Simona Lanzoni
Vice Presidente e Responsabile dei Programmi di Fondazione Pangea Onlus