Pangea

Da Intoccabili a Indispensabili. Le eco lavoratrici indiane

Punto di vista > India

agosto 2014

Chi vive in una grande città lo sa. Il problema dei rifiuti è di una certa portata, data la quantità di spazzatura e scarti che ogni giorno riusciamo a produrre.
La questione diventa ancora più pressante in un Paese grande come l’India che, solo nelle zone urbane, genera più di 180 mila tonnellate di rifiuti ogni giorno.
Nelle discariche indiane lavora un esercito di persone, per la maggior parte donne, che per poche rupie con un lavoro massacrante, raccolgono e separano queste montagne di scarti.
Un lavoro prezioso, fondamentale, ma quasi totalmente misconosciuto dalle amministrazioni comunali.
Le raccoglitrici sono per la maggior parte dalit, cioè appartenenti alla casta degli intoccabili, gli invisibili dell’India. Giunte spesso dalle campagne con la propria famiglia per andare a popolare gli slum di disperati che gravitano attorno alle immense metropoli, di solito iniziano a lavorare nelle discariche da giovanissime, se non addirittura bambine, per poter aiutare i genitori.
Ma da intoccabili ora sono diventati indispensabili.
In questo interessante articolo apparso su The Guardian, la giornalista Carlin Carr racconta l’esperienza della città di Pune, a 150 chilometri da Mumbai, in cui un manipolo di donne coraggiose ha deciso di pretendere rispetto.
Probabilmente il primo caso in India, le raccoglitrici di rifiuti hanno infatti dato vita a una eco-cooperativa di loro esclusiva proprietà, che ha addirittura avviato una partnership con il comune, ottenendo la gestione della raccolta differenziata municipale.
Un risultato senza precedenti in un Paese in cui ci si orienta sempre più verso la privatizzazione del settore rifiuti e dove, in assenza di infrastrutture adatte a gestire la situazione, una vasta e informale industria di raccolta e riciclo si è sviluppata tra i poveri delle città.

Suman More, una raccoglitrice di Pune, è una delle migliaia di donne che hanno beneficiato dell’accordo con la Pune Municipal Corporation.
Oggi fa parte di alter 9.000 raccoglitrici riunite in questo consorzio che non solo ha migliorato le condizioni di lavoro, ma che ha anche portato nuova dignità alle loro vite.
Il servizio gestisce oltre 400 mila unità abitative in città (dagli slum ai quartieri alti) per meno di 50 centesimi di dollaro al mese per casa (0,24 centesimi per i quartieri più poveri). Le lavoratrici indossano dei sari verdi e il comune le ha provviste di protezioni, bidoncini con le ruote e in alcuni casi anche carretti a motore per facilitarne i compiti.
“Il mio turno dura solo 4 ore, ma guadagno molto più di prima” afferma More “Da quando raccolgo la spazzatura con la cooperativa la qualità del mio lavoro e la mia vita sono molto migliorate” racconta alla giornalista.
Meno ore di lavoro significa che molte donne possono eventualmente fare un secondo lavoro, o che hanno più tempo da dedicare alla propria famiglia, garantendo per esempio ai figli educazione e un futuro migliore. La cooperativa ha anche permesso alle ragazze di accrescere le proprie competenze e conoscenze nei settori del riciclo e del compostaggio, in continua crescita.
Vere invisibili ambientaliste e impreditrici, come le ha definite una delle responsabili, rappresentano un modello che sarebbe interessante e utile replicare in altre parti del Paese, nonostante le immense sfide rappresentate dal “sistema-india” e dalla vasta e radicata corruzione che caratterizza purtroppo il circuito dei rifiuti. Uno dei legali che segue le lavoratrici di Pune afferma che gli appaltatori e i politici difficilmente permetterebbero l’intromissione dei raccoglitori e delle raccoglitrici nel proprio sistema, legato a doppio nodo.
Il punto di partenza vincente del “modello Pune” è il fatto che stabilisce le proprie priorità non solo nei diritti delle donne che lavorano, ma anche nel più ampio beneficio pubblico.
Di sicuro, afferma la giornalista, il risultato più straordinario è stato quello elevare lo status sociale delle lavoratrici, che da donne intoccabili – che non potevano nemmeno bere dallo stesso rubinetto degli altri – ora interagiscono con i proprietari delle case che usufruiscono del servizio, e mantengono la propria città pulita con una dignità finalmente riconosciuta e sostenuta.

Fondazione Pangea Onlus