Pangea

Fondi ai Centri Antiviolenza: 8 euro al giorno possono bastare?

Punto di vista > Italia

settembre 2014

Con il Decreto del 24 luglio scorso è stato distribuito alle Regioni il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per il 2013-2014, per progetti di aiuto alle donne vittime di violenza e ai loro figli realizzati da enti ed associazioni locali. Pangea sostiene da diversi anni il lavoro di alcuni centri antiviolenza, insieme ai quali ha progettato programmi ad hoc destinati all’accoglienza e al recupero di mamme con figli che vogliono allontanarsi da situazioni di abusi ripetuti.

Abbiamo chiesto ad Ana Maria Galarreta, che coordina il Programma Italia di Pangea, un commento sul decreto, sui criteri della ripartizione e sugli effettivi sviluppi positivi di queste misure.

Con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri tra un mese circa verrà erogato un finanziamento di 17 milioni di euro destinati a sostenere la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne. Tutto bene allora? Purtroppo no.
Infatti il provvedimento in questione, dietro le cifre apparentemente altisonanti, nasconde alcuni limiti sostanziali che riguardano innanzitutto la ripartizione dei fondi che verranno gestiti al 67% dalle Regioni e solo per un 33% da centri antiviolenza e case rifugio (6.000 € ciascuno per biennio 2013/2014), cifre del tutto insufficienti a coprire i bisogni effettivi dei centri antiviolenza, limitandone inoltre le possibilità di estenderne gli spazi di intervento e di incentivarne le capacità progettuali.
In secondo luogo è veramente deprecabile la mancanza di criteri coerenti nell’assegnazione dei finanziamenti, limite che di fatto nega il riconoscimento del lavoro fatto dai centri in tutti questi anni.
Affinché questa misura possa ottenere un qualche risultato significativo sarà necessario ridiscutere i criteri di ripartizione dei fondi coinvolgendo anche i centri antiviolenza e in sintonia con le linee guida che la comunità europea ha elaborato su queste tematiche; occorrerà che i centri antiviolenza pubblici siano esclusi, almeno in questa prima fase, dai finanziamenti che dovranno invece essere erogati solo a centri antiviolenza privati, che funzionino almeno da cinque anni, dopo un’attenta valutazione delle esperienze pregresse e del tipo di interventi realizzati sui territori; e che, infine, sia chiesto con forza alle Regioni di utilizzare i finanziamenti solo come aggiunta a quelli che le stesse Regioni si sono impegnate a erogare.

Ana Maria Galarreta
Coordinatrice Programma Italia di Fondazione Pangea Onlus