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Sulle strade dell’India con Pangea

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Vorrei avere la capacità di saper trovare le parole per raccontare la vita. Vorrei saper trovare il suono delle mille voci indistinte dei bambini che giocano. Vorrei avere la capacità di vedere i colori degli occhi delle persone che mi circondano. Vorrei fermare l'emozione degli attimi di gioia.

Cammino seguendo un filo invisibile che segna la via nel labirinto stretto segnato dalle baracche di uno slum. Dovessi seguire la ragione mai mi ci avventurerei da queste parti, ma il cuore mi dice che sono tra amici. Incontro un uscio basso. Entro e mi accoglie un sorriso. E' una donna e una madre la persona che me lo regala. Sono giovanissime donne e figlie quelle che mi guardano. Le chiamerei disabili ma non riesco a farlo. Sono inabili al movimento ma non al sentimento. Una delle due è un fagottino raggomitolato che non può muovere altro che gli occhi ma sono talmente belli che sanno già raccontare storie. Li osservo e vorrei avere la fortuna di saper trovare le parole per raccontare, vorrei poter fermare l'emozione di quest'attimo di gioia.

Non mi interessa il nome, non mi importa la sua voce. L'accarezzo e mi basta. Il sentire è intenso e il mio, di ora, non è pianto ma desiderio di ricordo.

La mamma ha avuto un prestito da Pangea cosi può dar loro tutto il necessario. 50 euro per acquistare una macchina da cucire per fare quello che le persone hanno bisogno.

Più che i soldi, Pangea le ha dato l'opportunità di frequentare un gruppo di sostegno. Amiche con le quali può condividere le difficoltà e trovare forza per non sentirsi sola innanzi alla maldicenza che accompagna l'inabilità delle sue figlie.

Ogni giorno c'è chi va a trovarla e si preoccupa che abbia fiducia in se stessa, si premura di sapere che le persone le diano lavoro e che le bambine abbiano gioia malgrado tutto. Quello che fa Pangea a Calcutta - e non solo - si chiama microcredito. Si realizza con l'ascolto, l'accoglienza e l'accompagnamento. Si dà fiducia e si ritrova speranza.

Abbasso la testa per oltrepassare l'uscio. Mi volto e, ancora una volta, le osservo. La madre ha un gesto dolce, annoda una treccia alla figlia e, ancora, mi sorride.

Vorrei avere le parole per raccontare questa storia. Vorrei essere capace di trasmettere l'emozione, ma è difficile raccontare, dunque faccio silenzio e torno a camminare nei vicoli stretti fatti di storie senza voce di questo slum di Calcutta, consapevole che la voce fatta di gesti che Pangea compie ogni giorno è la cosa semplice ma bella per raccontare la vita.

Voce: Luca Lo Presti, Presidente Fondazione Pangea Onlus
Fotografia: Ugo Panella
Music: Chris Zabriskie
Video by Antonio Lemma alterastudio.it