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Ghani. Un nuovo presidente per l’Afghanistan

Afghanistan > Speciale elezioni 2014

Ad aprile Pangea ha seguito da vicino lo svolgersi delle elezioni in Afghanistan.
Per l’occasione ha realizzato uno speciale con le testimonianze delle beneficiarie del Progetto Jamila, che hanno rivolto ai canditati richieste precise, di stacco netto con un passato fatto di repressione, e di mancanza di un reale progetto di sviluppo. Pace, sicurezza, vita dignitosa, scuola, lavoro.
Alle elezioni sono seguiti mesi di ballottaggi, accuse di brogli, incertezze sui risultati.

Dal 20 settembre l’Afghanistan ha iniziato un nuovo corso. Abbiamo chiesto un commento a Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea.

Finalmente è stato nominato il nuovo presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani.
Lo scontro è stato forte, Abdullah il concorrente, ha costretto al ri-conteggio dei voti più di una volta lo Stato afghano, le UN e la Commissione elettorale indipendente.
Così Abdullah ha allungato le tempistiche ed ha avuto più tempo per contrattare posizioni di potere all’interno del nuovo governo. Ciononostante Ghani ha vinto.
Le trattative, che durano da mesi, sono state chiuse per avere un governo di unità nazionale
Ghani presidente, Abdullah capo di un esecutivo, che sarà deciso congiuntamente.
Le sfide sono comuni per un unico popolo e con questo annuncio speriamo di chiudere qui le paure di chi cominciava a vedere un processo di balcanizzazione dell’Afghanistan.
La crisi medio orientale, l’uscita delle truppe ISAF programmata per quest’anno e il vuoto politico che da maggio si è creato con le elezioni del nuovo presidente sino ad oggi,ha gettato le persone nella sfiducia verso il futuro - ci hanno raccontato le donne che partecipano ai progetti Pangea - e ne ha risentito l’economia, la sicurezza.
Tiriamo un sospiro di sollievo. Il nuovo presidente dell’Afghanistan, di spessore internazionale, competente, speriamo sarà in grado di tracciare una nuova strada di unità, Pace e stabilità,
Ghani stesso oggi ha dichiarato che vuole mettere le donne in posizioni apicali nel governo nell’istruzione e nel settore dell’economia, speriamo che ciò equivalga a dire che si parte con una nuova politica la metà della popolazione afghana: le donne.

Pangea concretizza questo sviluppo attraverso le donne che dal 2003 partecipano ai programmi messi a punto nei distretti più poveri della capitale afghana: dare opportunità alle donne è dare, infatti, un’opportunità all’intero Paese.
Pace, sicurezza, vita dignitosa, scuola, lavoro. Queste le richieste più forti e ricorrenti in cui ci siamo imbattuti nella raccolta delle testimonianze delle donne di Kabul.
Attraverso il microcredito, la formazione professionale, l’avviamento di attività lavorative in proprio, la promozione dei diritti umani, della scolarizzazione e della salute, il progetto Jamila opera proprio per venire incontro alle esigenze a gran voce espresse anche in queste interviste e rivolte al futuro presidente.