Pangea

Immagine da: razoesparaacreditar.com

I colori dell’Afganistan visti attraverso gli occhi di una donna

Punto di vista > Afghanistan

ottobre 2014

Gli episodi vissuti durante il periodo di guerra sono difficili da cancellare dalla memoria; quasi impossibile dall’anima. Ma la vita, soprattutto quella dei giovani, deve trovare il modo di andare avanti, nonostante le difficoltà e il dolore. Questa è la storia di Shamsia Hassani, una delle tante testimonianze di coraggio e di speranza. Shamsia non è una donna qualunque, ma la più famosa artista di graffiti afghana.

Essere un’artista donna in un Paese dove quotidianamente vengono calpestati i diritti delle donne non è facile. Lo è ancora di meno se sei un’artista di strada e anti-conformista come una “grafitaria”. Ma Shamsia, una giovane donna di 26 anni, docente di Arte presso l’Università di Kabul ha dimostrato come la volontà, unita ad un coraggio non comune e ad un profondo senso di sfida nei confronti degli stereotipi femminili ha avuto il coraggio di dire no. No alla guerra; no all’immagine di un Afghanistan fatta solo di violenze, distruzione e terrorismo; no al silenzio femminile; no ai talebani, che continuano ancora a seminare terrore e paura in tutto il suo Paese. E allora ecco che Shamsia racconta la sua inquietudine e la sua voglia di vedere un Afghanistan diverso, “armata” esclusivamente di una bomboletta spray attraverso bellissimi graffiti sui muri della sua città, Kabul.

Quello di Shamsia è un racconto tutto al femminile, perché i suoi graffiti ritraggono donne; in burqa, in hijab o in siluette stilizzate, circondate spesso da macerie o case distrutte. Ogni sua rappresentazione femminile è diversa dall’altra: alcune donne sono ritratte nella loro fragilità, altre nella loro bellezza e grazia o addirittura danzanti, sfidando apertamente la tradizione afghana maschile che continua, ostinatamente a relegare il ruolo femminile ai margini della società, con l’intento di trasformare l’altra metà del Paese in “donne-ombra”, silenziose e sottomesse.

Ma Shamsia lotta, attraverso la sua arte, per dimostrare che nonostante la guerra ed una cultura patriarcale, le donne afghane stanno cambiando: “Voglio mostrare una donna non più disposta ad essere reclusa in casa, ma una donna nuova, piena di energia, che vuole ricominciare una vita”. Grazie a donne come Shamsia, Pangea è consapevole di dover continuare il suo lavoro in Afghanistan ogni giorno di più. Perché le donne afghane, con queste testimonianze di vite forti e coraggiose, trasmettono, a tutti noi che lavoriamo e collaboriamo con Pangea, l’entusiasmo per continuare a lavorare con passione e fiducia in un Paese straordinario e contraddittorio come l’Afghanistan.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus