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2. Le donne dell'India

Dova lavoriamo > India > Diario di viaggio

In esclusiva per Vanity Fair, la seconda puntata del diario dall'India del fondatore di Pangea. Un viaggio tra le donne con difficoltà.

L'india seduce e se non hai la forza di dominarla con la ragione, ti convince che la condizione di chi ci vive sia l'ineluttabile accettazione di un Karma da scontare.
Se segui le lusinghe del luogo ti perdi in lui e, cedendo al miraggio, ti immergi nelle acque del fiume senza comprendere che la dea è ferita. Il viaggio che voglio condividere è un viaggio speciale che vive nello sguardo intenso delle donne che incontro lungo la via, negli scompartimenti dei treni, nelle loro case, ovunque io vada.

Poco fa, a fermarmi, sono stati gli occhi scuri di una madre sdraiata ai bordi di una banchina che allatta il suo bambino. Indugio con gli occhi sul seno svuotato e mi fermo incontrando il suo sguardo profondo e severo. Ci guardiamo e mi domando quanto da questa realtà sia distante lo scintillio di Bollywood e quanto sia colpevole l'indifferenza dell'uomo d'affari che percorre la via con la sua auto di lusso.

Ricordo l'imperante legge del Karma ma non posso accettare che essa resti ragione di vita e rassegnazione per gli ottocentomilioni di persone che in India vivono sotto la soglia di povertà. Persone che con meno di un euro e mezzo il giorno non riescono ad assicurare il pasto a loro stessi e ai loro figli.

Non posso accettare che madri come quella con la quale condivido il momento debbano vendere i loro bambini come unica speranza affinché abbia un futuro migliore. Li cedono a persone senza scrupoli che, per poche rupie, li acquistano con la promessa di inserirli nel mondo del lavoro ma, in realtà, li riducono a schiavi costringendoli a prostituirsi. In altri casi provocano loro menomazioni fisiche affinché possano mendicare ai lati delle strade e, quando li reputeranno da buttare, li venderanno al mercato degli organi. Osservo gli occhi di questa donna sapendo che l'India è il quarto stato più pericoloso al mondo dove lei possa vivere. La osservo sdraiata e sento l'incessante ticchettio del tempo che mi dice che in India si stima una donna venga violentata ogni ventidue minuti.

Guardo il suo giovane volto e mi chiedo in che parte del cuore abbia dovuto segregare il sogno dell'amore giacché la maggior parte delle ragazze in India non può scegliere l'uomo da amare e, se si oppone alla scelta della famiglia, non è raro venga sfigurata con l'acido solforico. La osservo e mi chiedo se sarà una delle tante donne uccise per motivi di dote o se, anche lei, come milioni di altre donne, perderà' i suoi diritti per legge tribale nel momento della morte di suo marito.

Ci guardiamo; immagino i suoi gesti implorare la Dea Madre. Vedo le sue mani poggiare foglie di loto ricolme di gelsomini e di luce sulle acque del fiume e pregare affinché le sia propizia la vita. La guardo e non la biasimo ma so' che un gesto le cambierebbe la vita più di ogni altra cosa. Ci sono viaggi e viaggiatori. Ci sono paesaggi che cambiano e immagini che fuggono ma ci sono anche persone che restano e quel gesto lo fanno e questo sarà il nostro viaggio, il viaggio di Fondazione Pangea che tanti anni fa ha deciso di restare per esaudire quel sogno di speranza. Ha deciso di ascoltare le voci delle donne, di accoglierle e accompagnarle senza stravolgere gli usi, i costumi o le millenarie tradizioni ma con la consapevolezza che nel Karma di ognuna di loro può anche esserci l'incontro che donerà loro il sorriso.

Seguiteci nel nostro viaggio con questo diario online, scritto in esclusiva per le lettrici e i lettori di Vanity Fair da Luca Lo Presti, fondatore e presidente di Fondazione Pangea Onlus.