Pangea

Un fotogramma del video della canzone di Sonita

Sonita: la rapper di Herat contro i matrimoni forzati in Afghanistan

Punto di vista > Afghanistan

ottobre 2014

"Lascia che ti sussurri le mie parole, in modo che nessuno possa capire che sto parlando della vendita di giovani ragazze. La mia voce non deve essere sentita poichè quello che dico è contro la Sharia. Le donne devono rimanere in silenzio. E‘ la tradizione"

Queste le parole forti che vengono pronunciate in lingua farsi dalla giovane rapper Sonita Alizadeh nel suo ultimo video musicale dedicato al tema dei matrimoni forzati. Le immagini, che mostrano una ragazza in abito da sposa, con il volto tumefatto e colmo di dolore hanno la forza dirompente di trasmettere la sofferenza di tante donne costrette, contro la loro volontà, a vivere sitiuazioni di violenza fisica e psicologica. Le parole e il video di Sonita denunciano, in modo esplicito, la pratica dei matrimoni forzati, un incubo cui vanno incontro tante giovani donne afghane. I matrimoni forzati sono, infatti, un fenomeno sociale molto diffuso in Afghanistan, in Pakistan e in generale nell’Asia sub-continentale e risultano strettamente legati a culture di chiaro stampo patriarcale. Molte ragazze, in realtà sarebbe meglio chiamarle bambine, vengono vendute dalla famiglia in cambio di denaro e date in spose a uomini molto più adulti che il più delle volte abusano di loro esercitando ogni forma di violenza e di controllo sulle loro giovani vite. Nonostante nel 2009 sia entrata in vigore in Afghanistan la Legge sull’Eliminazione della violenza contro le donne, dove vengono, di fatto, vietati i matrimoni forzati, il fenomeno non accenna a dimunire soprattutto nelle aree tribali dove continua a persiste la tradizione del “badal” in base alla quale frequentemente le bambine vengono cedute in matrimonio per risolvere le dispute tra le famiglie.

Come riportato nel Report Donne ripartire da sè, rilasciato recentemente da Pangea, secondo le stime di Global Rights Afghanistan l‘80% delle donne del Paese ha subito un matrimonio forzato, e metà delle ragazze afghane si sposa a un’età inferiore ai 15 anni. Questo le espone a gravidanze precoci, con conseguente innalzamento del tasso di mortalità materno-infantile e a violenze in ambito familiare.

Molto spesso, vista l’ impossibilità di ripudiare il marito o di divorziare, poiché vige la severissima regola del Nang, ovvero il concetto dell’onore, che nelle zone Pasthun è uno dei pilastri su cui si fonda l’intera società tribale, l’unica via di uscita per queste giovani è il suicidio.

Pangea lavora ogni giorno in Afghanistan, con il progetto Jamila, coinvolgendo le donne in programmi di sviluppo, microcredito, accompagnamento al lavoro, formazione professionale e assistenza sanitaria; opera affinchè sia più concreto un cambiamento culturale, perchè le donne acquisiscano, tramite le opportunità offerte dai programmi, sicurezza e uno status familiare diverso dato dalla crescente autonomia e autostima e dal contributo al benessere della famiglia. Tutto questo può ridurre significativamente le violenze domestiche e il perpetuarsi di discriminazioni e limitazioni in ambito familiare e non solo.

Le forme di denuncia come quello di Sonita, possono essere un esempio per tutte quelle donne che vivono in situazioni drammatiche e che spesso come unica via di uscita hanno soltanto il silenzio o azioni estreme.

Pangea, in vista dell’uscita delle forze ISAF dal Paese prevista per la fine di dicembre 2014, continuerà ad essere presente in quelle terre, a fianco di queste donne, per combattere ogni forma di discriminazione e di violenza nei loro confronti e per continuare a fornire loro le opportunità per conoscere e far rispettare i propri diritti.

Nota sull’artista: Sonita Alizhed è originaria di Herat (Nord Afghanistan). Quando aveva 8 anni si è trasferita in Iran insieme con la sua famiglia. Scrive e compone canzoni di denuncia sulla situazione politica dell’Afghanistan, sulle discriminazioni dei rifugiati e delle donne afghane.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus