Pangea

A Calcutta a fianco delle cittadine invisibili, per i loro diritti

Punto di vista > India

dicembre 2014

Il 3 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità, proclamata nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per promuovere la consapevolezza delle problematiche connesse alle diverse forme di disabilità e sollecitare un impegno a supporto della dignità, dei diritti e del benessere delle persone disabili.

Da quell’anno notevoli sforzi sono stati fatti dalle Nazioni Unite per promuovere un cambiamento di mentalità e attitudini rispetto alle situazioni di disabilità, ovvero per promuovere il passaggio dall’idea che le persone disabili siano oggetti di carità, bisognose solo di protezione sociale e cure mediche, all’idea di soggetti con diritti e capacità di decidere, consapevolmente e liberamente, per la propria vita, e di partecipare attivamente alla società.

Tuttavia in molti Paesi le persone disabili restano ancora troppo spesso invisibili e private dei loro diritti fondamentali e, se donne, esposte a maggiori rischi di violenze e abusi di ogni tipo.

La nostra esperienza in India, dove dal 2007 Pangea lavora a fianco delle bambine e alle donne disabili di Calcutta, ce lo dimostra con crudezza e impellenza tutti i giorni.

Ogni giorno, a causa di un handicap, fisico o mentale, donne e bambine subiscono violenze e soprusi dalla famiglia, dalla comunità e perfino dalle istituzioni. Spesso viene negata loro l’opportunità di studiare (soprattutto nelle situazioni di maggiore povertà dove, dovendo scegliere, le famiglie danno priorità ai figli maschi e normodotati), di frequentare corsi di formazione professionale, di lavorare per potersi mantenere, di vivere in serenità e pace dentro la propria casa. Vedersi negate queste possibilità equivale a vedersi negato il diritto di vivere la propria vita: non puoi ricevere una buona istruzione, non puoi prendere decisioni per te stessa, devi dipendere sempre da altre persone, il diritto di esprimerti e di esprimere i tuoi desideri è negato e, se non hai adeguati supporti per la mobilità, la tua libertà di movimento è negata. Per di più in contesti culturali caratterizzati da analfabetismo, superstizioni e paure, la disabilità è un’onta da nascondere e per le donne disabili, dato che non rispecchiano i classici modelli e ruoli femminili, un motivo di derisione, emarginazione e a volte di vera e propria reclusione in casa: basta affacciarsi alla porta per essere bersaglio di commenti e battute pesanti. E, non essendoci accoglienza e posto nella società, le stesse battute riecheggiano poi in casa, dove le bambine finiscono per essere percepite solo come un fardello e una disgrazia dall’intera famiglia, in un circolo vizioso di violenze psicologiche senza fine.

Ma l’aspetto più offensivo di queste violenze è nell’atteggiamento delle istituzioni che, anziché tutelare i diritti delle persone più vulnerabili, aggravano il carico di violenze. “Non è raro, per esempio, che a causa di radicati pregiudizi e stereotipi sulla disabilità la polizia si rifiuti di registrare le denunce di violenza presentate dalle donne disabili” ci racconta Kuhu Das, la nostra referente indiana “Diverse volte ci è capitato di sentir dire dai poliziotti: ma chi vorrebbe mai stuprare una donna disabile? Un uomo o un matto?”.

Alla luce di tutto ciò, questa Giornata ci ricorda quindi come il percorso per garantire il pieno esercizio dei diritti umani alle donne affette da disabilità sia ancora molto lungo e complesso, perché l’appartenenza di genere, la situazione di povertà e la condizione di disabilità comportano ciascuna una molteplicità di sfide. Per aiutare una donna con handicap che ha subito uno stupro o un qualunque altro abuso, bisogna prima di tutto abbattere il muro di silenzio della famiglia che, per vergogna sia della disabilità che dell’episodio accaduto, preferisce mantenere tutto nascosto. Poi bisogna prepararsi, economicamente e culturalmente, ad affrontare i numerosi ostacoli che una donna con disabilità trova durante il percorso legale: dalle barriere architettoniche che rendono difficile l’accesso alle stazioni di polizia o ai tribunali, alla difficoltà di accogliere e interpretare la denuncia se non c’è un’interprete della lingua dei segni, alla difficoltà di identificare l’imputato se la donna è non vedente e così via.

“In questi ultimi anni iniziamo a vedere qualche cambiamento” dice Kuhu, responsabile del nostro progetto a Calcutta “rispetto a qualche anno fa, ora le donne parlano e denunciano più facilmente gli episodi di violenza, almeno quelli più brutali, perchè c’è una maggiore consapevolezza e informazione. Grazie al nostro lavoro di accompagnamento, alla nostra presenza sul territorio e a un continuo lavoro di lobby, la polizia inizia a registrare le denunce presentate dalle vittime e le donne e le bambine disabili riescono ad avere accesso alle tutele e ai programmi previsti dal governo per il loro benessere e la loro inclusione nella vita sociale ed economica della comunità”.

Per questo è importante che Pangea continui a lavorare insieme e su un duplice fronte: da un lato bisogna sviluppare le capacità delle donne e organizzarle in gruppi, per renderle psicologicamente forti per affrontare e contrastare le violenze sia dentro che fuori dalla loro famiglia, e poter rivendicare e tutelare i propri diritti. Dall’altro dobbiamo lavorare nella comunità e tra le istituzioni, per superare stereotipi e pregiudizi e per trasformare gli atteggiamenti di paura, ignoranza e denigrazione in una cultura di pace e rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona.

Pangea continuerà a sostenerle attraverso i propri programmi di supporto, accompagnamento, formazione, educazione, assistenza medica.

Questa è la sfida che Pangea vuole affrontare insieme a tutti voi nei prossimi anni. Per cui, in questa Giornata dedicata a loro, facciamo sentire a queste cittadine che, seppure finora siano rimaste invisibili e in silenzio, la loro voce è arrivata fin qui e da oggi non sono più sole, perché hanno dalla loro parte migliaia di persone impegnate a costruire un mondo di diritti e di opportunità per tutti e per tutte.

Claudia Signoretti
Coordinatrice Programma Afghanistan e Programma India di Fondazione Pangea Onlus