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Con il regolamento attuativo il microcredito può diventare operativo

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In Italia e in Europa la crisi economica e finanziaria continua ormai da anni a colpire in modo particolare le fasce più deboli della popolazione: giovani, donne, disoccupati, migranti. Queste persone continuano a non trovare risposte nel sistema bancario tradizionale. La loro condizione è condivisa da molti micro e piccoli imprenditori che non riescono ad accedere al credito e che vedono così dissolversi progetti, lavoro e futuro.

Il microcredito è da più parti riconosciuto come un efficace strumento di lotta alla povertà e di contrasto all’esclusione finanziaria e sociale.

Seppure in Italia il microcredito continui a crescere in termini di erogazioni, non soddisfa ancora la crescente domanda anche a causa delle difficoltà create dalla mancanza di un quadro normativo appropriato.

Adesso finalmente il primo passo è stato fatto: a più di quattro anni dalla pubblicazione del decreto di modifica del testo unico bancario – TUB (D.L. 13 agosto 2010, n. 141) il microcredito, riconosciuto dall’articolo 111, può diventare operativo.

Il regolamento attuativo dell’articolo 111 definisce il percorso da intraprendere per diventare operatori di microcredito.

Il settore attendeva da tempo questo passaggio normativo.

L’articolo 111 può consentire un salto di qualità nell’offerta di servizi finanziari inclusivi in Italia: sarà cioè possibile, in molti casi, abbandonare la modalità dell’azione a progetto (con un inizio e una fine) per adottare un approccio più istituzionale capace di garantire una presenza permanente sul territorio.

Siamo sicuri che molte realtà si andranno rapidamente organizzando per presentare la loro richiesta di autorizzazione a operare; lo faranno non appena Banca d’Italia completerà l’ultimo passaggio formale ossi l’adozione dei regolamenti interni per l’iscrizione al registro.

La creazione di un congruo numero di operatori di microcredito presenti sul territorio costituirà un punto di forza per lo sviluppo di iniziative strutturate e professionalmente adeguate per soddisfare una domanda potenziale rappresentata da ampie fasce di persone e soggetti esclusi dal settore bancario.

La presenza di operatori di microcredito, in particolare nel Mezzogiorno, renderà più efficace l’impiego delle risorse europee destinate alla lotta all’esclusione finanziaria e sociale e per nuove politiche attive del lavoro.

Il presidente di RITMI, Giampietro Pizzo dichiara: “Noi comunque non ci fermiamo qui! L’articolo 111 del TUB è una condizione necessaria per lo sviluppo del settore ma occorre al più presto una legislazione specifica e dedicata. RITMI ha proposto a due riprese due progetti di legge che ora sono in attesa di discussione alla Camera dei Deputati. L’attenzione riservata dalla Presidente Laura Boldrini al tema del microcredito ci fa ben sperare che saranno presto chiari i tempi e i modi dell’iter legislativo. RITMI sta pensando inoltre di avviare un servizio specifico di assistenza e accompagnamento per tutti coloro che hanno intenzione di diventare operatori di microcredito (ex art.111 TUB).”

La Rete Italiana di Microfinanza – RITMI, fondata nel 2008 riunisce 23 tra i principali operatori di microfinanza attivi sul territorio italiano, è impegnata a far crescere iniziative e programmi sul territorio.

Per informazioni: ritmi@microfinanza-italia.org e tel. 0289012767