Pangea

Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili

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febbraio 2015

Le chiamano con l'acronimo MGF. Sono le Mutilazioni Genitali Femminili, una pratica che possiamo incontrare sotto il nome di circoncisione femminile, infibulazione, escissione, etc.. Può essere più o meno invasiva e consiste nel taglio totale o parziale del clitoride, delle piccole labbra o di parte delle grandi labbra vaginali. Viene praticata soprattutto con l’arrivo della pubertà ma a volte anche prima.

Una pratica odiosa e dannosa, che viene dal passato, una forma di violenza sul corpo delle donne che può arrivare a causare l’infertilità e che, comunque, ha serissime conseguenza sulla salute riproduttiva a tutte le età e sul viversi la propria sessualità in maniera consapevole e libera.

Non si hanno riferimenti storici precisi sui motivi da cui è nata questa pratica, ne è collegata a nessuna religione specifica o popolo del mondo.

Se ne ritrovano tracce nell’antico Egitto, si pensa come pratica per controllare la sessualità delle schiave che dovevano lavorare e non riprodursi. Pratica arrivata poi anche nell’antica Roma, infatti la parola infibulazione deriva dal latino fibula.

Si tratta, oggi, di una forma di discriminazione e di reale violenza sul corpo delle donne e delle bambine, praticata in più di 29 paesi nel mondo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità valuta in circa 140 milioni le donne e le bambine nel mondo che hanno subito tale pratica. In Europa quante convivono con le conseguenze derivanti dalle MGF è ancora un dato sconosciuto, sebbene il Parlamento Europeo stimi che la cifra si aggiri intorno alle 500.000 unità (1), mentre circa 180.000 donne e ragazze sono a rischio di essere sottoposte alla pratica ogni anno. In Italia le stime del 2010 parlano di circa 39.000 donne/ragazze che hanno subito una qualche forma di mutilazione dei genitali femminili (2) .

A livello legislativo, l’Italia ha approvato, nel 2006, la Legge n.7 recante “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, che ha introdotto nel Codice Penale degli articoli per punire questa pratica.

Nel dicembre 2012, l'Assemblea generale delle NU ha adottato la Risoluzione 67/146 di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili (MGF) .

Essendo considerata una pratica odiosa e dannosa, la Convenzione di Istanbul, entrata in vigore in Italia il 1 agosto 2014, la elenca tra le forme di violenza che devono essere estirpate nel mondo perché come costituisce "una grave violazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze e il principale ostacolo al raggiungi mento della parità tra i sessi".

Lo specifico Articolo 38 (Mutilazioni genitali femminili ) della Convenzione di Istanbul, recita infatti:
- Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per perseguire penalmente i seguenti atti intenzionali:
a) l’escissione, l’infibulazione o qualsiasi altra mutilazione della totalità o di una parte delle grandi labbra vaginali, delle piccole labbra o asportazione del clitoride;
b) costringere una donna a subire qualsiasi atto indicato al punto a, o fornirle i mezzi a tale fine;
c) indurre, costringere o fornire a una ragazza i mezzi per subire qualsiasi atto enunciato al punto a.

Come Fondazione Pangea, pur non lavorando direttamente con le vittime di mutilazioni genitali femminili, sentiamo molto vicino la tematica che riguarda direttamente la nostra mission: l’eliminazione di ogni forma di violenza e di discriminazione di genere e la promozione dei diritti e dell’empowerment di ogni bambina e donna, di ciò che vogliono essere nel mondo.

Per questo motivo ci siamo impegnati fortissimamente con azioni di advocacy e pressione per far ratificare la Convenzione di Istanbul e continuiamo a denunciare imperterriti/e quanto ancora c’è da fare anche in Italia (Rapporto ombra CEDAW 2011, Rapporto Alternativo su Pechino 2009-2014, impegno sulle questioni relative a donne pace e sicurezza - UNSCR1325).

Aiutateci quindi e supportateci per fare in modo che tutto questo lavoro non rimanga solo sulla carta, ma diventi pratica quotidiana di cittadinanza e di convivenza paritaria e non violenta tra tutte le persone.

Fondazione Pangea Onlus

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Note:
1) Amnesty International, “Ending Female Genital Mutilation.A Strategy for the European Union Institutions” Executive Summary, 2010.
2) http://www.unicef.it/Allegati/MGF_scheda_dati_2014.pdf