Pangea

Le vittime civili in Afghanistan nel biennio 2014 - 2015

Punto di vista > Afghanistan

Maggio 2015

Breve analisi del paese
“Il 2014 sarà ricordato come un anno infausto per il numero di vittime civili, per le violazioni dei diritti umani e di genere e per l’inefficienza degli Stati nel non avere saputo contenere la violenza dei gruppi armati nelle aree di conflitto e non solo. Ma il dato più sconcertante riguarda il peggioramento della situazione dei civili che si è registrato un po’ ovunque in tutti quei Paesi che vivono una situazione di profonda instabilità politica come la Siria, l’Iraq e la Nigeria.”
Anche l’Afghanistan, nel silenzio generale della stampa, troppo impegnata a raccontare nuovi e atroci conflitti ed estremismi, ha riportato un allarmante aumento del coinvolgimento della popolazione negli attacchi di matrice terroristica.

Pangea, presente in Afghanistan da molti anni e che ben conosce la difficile realtà di questo Paese, esamina, in questa breve analisi dell’anno appena trascorso e di quello in corso, l’escalation delle violenze sulla popolazione civile e le sue conseguenze sociali, soprattutto da un punto di vista della popolazione femminile.

2014
L’Agenzia UNAMA, ovvero la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, ha denunciato che, nel 2014, il numero delle vittime civili in Afghanistan è aumentato del 22% rispetto all’anno precedente.
Il ritiro della NATO, avvenuto nel dicembre 2014, rischia ora di fare scivolare l’Afghanistan in una pericolosa spirale di violenza poiché l’uscita di scena delle forze militari internazionali presuppone che il Paese abbia la quasi totale responsabilità sia nel campo della sicurezza e della difesa, sia in quella del monitoraggio del proprio territorio contro gli attacchi dei Talebani e delle milizie armate.
Il Rapporto annuale stilato dalle Nazioni Unite intitolato: “Afghanistan, Report 2014. Protection of civilians in armed conflict” ci restituisce un quadro della situazione tutt’altro che positivo. I civili uccisi nel 2014 sono stati 10.548. L’aumento del numero dei morti in tutto il Paese è dovuto ad un uso sempre più frequente di IED (improvised explosive device), ovvero di materiale esplosivo fatto in casa, che viene usato indiscriminatamente per colpire la popolazione nelle sue normali attività quotidiane.
L’intensificarsi degli attacchi terroristici in tutto il Paese e la scelta di colpire direttamente la popolazione civile ha il preciso obiettivo di creare un clima di instabilità ed insicurezza in ogni Provincia afghana.
Un esempio emblematico in tal senso è stato l’attacco suicida del 23 novembre 2014, nel distretto di Yahya Khel, nella Provincia di Paktia, avvenuto durante una partita di Volleyball e che ha provocato la morte di 58 persone ed il ferimento di 85. I gruppi armati talebani, sempre più frequentemente, colpiscono i focolai in cui la cittadinanza si ritrova quali luoghi dedicati allo sport di gruppo, scuole e tutti quei simboli che rappresentano un punto di rottura con i dettami degli estremisti.
Il Rapporto Annuale di Amnesty International 2014 mette ben in evidenza questo aspetto e inoltre denuncia gravissime violazioni di genere in tutto il Paese. Secondo la loro rilevazione dati infatti, nei primi sei mesi del 2014, la Commissione Indipendente per i Diritti Umani in Afghanistan, ha registrato 4.154 casi di violenza contro le donne (senza contare quelli che si consumano tra le mura di casa e non se ne sa nulla) e continuano poi ad essere numerosi e il più delle volte impuniti i “delitti d’onore” ed i casi lo stupro soprattutto se consumato all’interno delle mura domestiche.

2015
Nell’anno in corso le vittime civili per mano di attacchi terroristici segnano un aumento dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2014 secondo i dati dell’UNAMA. Tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 marzo i civili che hanno perso la vita sono state 266 (62 morti e 204 feriti). Il prezzo più alto di questa guerra non dichiarata nei confronti della popolazione afgana viene pagato dalle donne e dai bambini, in una carneficina quotidiana. Secondo i dati ufficiali rilasciati da Georgette Gagnon, Presidente dei Diritti Umani di UNAMA, il numero delle donne uccise nei primi tre mesi del 2015 è aumentato del 15% in più rispetto allo scorso anno.

Le donne vittime civili e non solo. L’impatto sociale.
L’impatto sociale degli attacchi sui civili rispetto alle donne è devastante. Sono loro infatti in quanto donne e perché frequentano scuole, mercati, moschee o luoghi pubblici, ad essere target privilegiato degli insorgenti. D’altro canto se rimangono vedove od orfane, in una cultura di stampo patriarcale, che tende ad emarginarle, discriminarle se non addirittura a perseguitarle, le donne diventano facile target di violenza da parte della famiglia allargata e spesso non sono in grado di provvedere al proprio sostentamento mettendole in una situazione di estrema vulnerabilità. Prive di una protezione maschile, spesso sono costrette a ritirare i propri figli dalle scuole affinché possano aiutarIe a sostenere economicamente l’intera famiglia, o sono costrette a prendere decisioni che non avrebbero scelto in altre condizioni, ad esempio dare le proprie figlie (spesso ancora bambine) in spose o i propri figli, in cambio di protezione e cibo al resto della famiglia, ai “Signori locali” o ai Capi Talebani che li sfruttano sessualmente; fenomeno conosciuto come Bacha Bazi (letteralmente stare insieme ai bambini).

Fondazione Pangea attraverso il microcredito cerca in qualche modo di fermare il percorso di impoverimento delle donne e cerca di aumentare la loro capacità di autonomia economica e quindi anche sociale. Le oltre 3000 donne che in questi anni abbiamo seguito sono uno spicchio di futuro con le loro famiglie, per non cedere il passo agli estremismi che avanzano.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus

Simona Lanzoni
Vice Presidente e Responsabile dei Programmi di Fondazione Pangea Onlus