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Pietra di pazienza: una storia di violenza e di amore

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Atiq Rahimi “Pietra di Pazienza”, Einaudi (pp 120, prezzo di copertina € 9,50)

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Note sull’autore, Atiq Rahimi: nato nel 1962 a Kabul, Afghanistan. Vive a Parigi dopo avere ottenuto l’asilo politico. Pietra di pazienza ha vinto il Premio Goncourt 2008.

“Non ti preoccupare, i miei segreti non hanno fine”. Queste sono le parole della giovane donna protagonista di questo breve romanzo in cui amore, ribellione e tragedia si fondono insieme regalando al lettore un’emozione forte e coinvolgente in grado di lasciare con il fiato sospeso dalla prima pagina all’ultima.

In un Afghanistan senza contorni geografici e temporali una moglie veglia il corpo del proprio marito ferito durante uno scontro a fuoco. In questa racconto non vengono menzionati nomi, date e città; si parla di Afghanistan, ma potrebbe essere un qualsiasi altro paese in guerra perché Pietra di pazienza è una storia di violenza e di amore che può appartenere a tutti coloro che vivono in una situazione di disagio, povertà e disperazione.

Tutto si svolge in una casa semidistrutta dentro la quale una donna si muove, quasi come fosse un fantasma, entrando ed uscendo da una squallida stanza dove giace il corpo inerme di un uomo che non ha scelto ma che, al contrario, le è stato imposto dalla famiglia. Suo marito è un eroe della resistenza, un uomo stimato ed rispettato in guerra, ma incapace di amare e provare tenerezza per la sua compagna di vita. Ma oggi quell’uomo giace immobile su un letto, con un proiettile nella testa e per la prima volta nella sua esistenza, che per anni è stata scandita dai silenzi e dal dolore, la donna ha il coraggio di parlare al suo uomo. All’inizio è piena di timore perché le donne afghane devono sempre ubbidire e tacere per la maggior parte del loro tempo, ma poi, un po’ alla volta, decide di aprire il suo cuore al marito a cui lei è stata accanto per dieci anni.

La sua anima si schiude pian piano fino condividere con lui segreti inconfessabili e le fragilità di una donna a cui è stato privato il diritto di essere semplicemente se stessa. Come una tela bianca che aspetta solo di essere dipinta, la giovane sposa inizia a dare colore ed emozione ai suoi ricordi di bambina, al suo rapporto con il padre e con il suocero, forse l’unico uomo che l’abbia mai apprezzata e amata, e soprattutto al suo ruolo di moglie e madre.

Paura, desiderio, amore e peccato sono gli ingredienti di una vita che lei non ha mai potuto scegliere, ma, nonostante l’apparente sottomissione, il suo cuore si è sempre ribellato al suo destino senza futuro e davanti agli occhi inespressivi del consorte, tra un cambio di flebo ed un altro, a poco a poco si libera di un fardello che le opprimeva l’anima da anni. Nonostante la devastazione della sua vita, che nella trama allude alla distruzione del suo villaggio e dell’Afghanistan, nelle sue parole non risuona mai odio sia nei confronti di chi ha portato la sua terra a questa tragica situazione, sia nei confronti del marito che l’ha picchiata e abbandonata più di una volta per imbracciare le armi.

Adesso quest’uomo inerte rappresenta per lei la speranza e la possibilità di condividere quei segreti che l’hanno oppressa per anni: ora lui è la sua “sang-e sabur” che significa “pietra di pazienza”, ovvero “la pietra che ti metti davanti…davanti alla quale ti lamenti di tutte le tue disgrazie, di tutte le tue sofferenze, di tutti i tuoi dolori.” (citazione dal libro Pietra di pazienza p.59)

Lei parla alla sua pietra, che assorbe le sue parole fino al giorno in cui andrà in frantumi e in quel giorno potrà essere libera da tutto il dolore che si è sempre portata nel cuore.

Finalmente la donna sente di amare suo marito, perché può toccarlo, baciarlo e parlare con lui come un fiume in piena senza paura. Ora quell’uomo appartiene solo a lei e non è più un eroe da condividere con ideali di violenza e di morte, può accarezzare i suoi capelli, piangere sul suo petto e mostrargli tutto l’amore che può.

Ma la vita non è quasi mai a lieto fine e la ribellione e di questa giovane donna afgana avrà un prezzo molto alto.

Pietra di pazienza ha il potere di far vivere emozioni forti poichè temi delicati ed intimi quali l’amore e la guerra vengono raccontati quasi sottovoce. Sullo sfondo, per enfatizzare una generale situazione di dolore e disperazione, si muovono uomini senza scrupoli, vedove che hanno perso la ragione, un mullah misogino e senza cuore e soprattutto si respira l’atmosfera cupa di un paese pieno di macerie tanto materiali quanto psicologiche che invitano il lettore a varcare i confini di questa terra ferita dalla guerra e dalla violenza, ma pronta a non arrendersi nemmeno davanti alla disperazione e alla distruzione.

La donna afghana del romanzo è il simbolo di un paese che ancora oggi non riesce a liberarsi dalla sopraffazione maschile nei confronti del mondo femminile, ma che, come tante figure di donne afghane che nella realtà di tutti i giorni lottano per la propria indipendenza, anche lei è pronta a rischiare tutto pur di riprendersi la propria dignità. La sua ribellione e il suo grido di dolore rappresentano la nuova realtà di questo paese e delle sue donne che dopo anni di oppressione e sofferenza oggi hanno iniziato a lottare per conquistare il proprio posto nella loro società e nel mondo e per ricordare a tutti noi che non sono più disposte a rimanere in silenzio.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus