Pangea

Attacco all'Italia? No, trattativa politica in armi

Punto di vista > Afghanistan

gennaio 2016

"Attacco all'ambasciata italiana a Kabul", riportano stringatamente le agenzie stampa, seguite dopo pochi minuti dai principali quotidiani e siti di informazione, spesso veloci nel ripetere ma poco nell'approfondire.

In realtà l'attacco di ieri, 17 gennaio, che ha visto coinvolto anche l'edificio della nostra sede diplomatica, è inserito in qualcosa di più ampio. Innanzitutto l'obbiettivo, come emerso anche a fonti internazionali, non era minimamente l'Italia, bensì l'intera area/quartiere di Kabul dove sorgono le ambasciate dei principali paesi occidentali. Chiara, e subito rivendicata, anche la matrice: l'attacco è stato orchestrato da un gruppo di Talebani.

Dunque niente di nuovo, a quanto sembrerebbe. Un attacco militare di Talebani in Afghanistan. Invece la questione è molto più sottile, e lo si comprende quasi subito anche analizzando il risultato di questo attacco: solo due soldati afghani feriti. Un risultato apparentemente misero, ma non si è trattato di un errore. Era solo un attacco dimostrativo. Perché oggi, 18 gennaio, a Kabul riprendono, e per la prima volta in terra afghana, i negoziati a 4 tra Afghanistan, Pakistan, USA e Cina per mettere a punto una scaletta per i colloqui di pace fra il governo ed i Talebani.

L'attentato di ieri, quindi, è stato un segnale d'avvertimento che i Talebani (o una frangia di essi) hanno voluto dare alla comunità internazionale. Per dire che loro, anche se si siedono al tavolo delle trattative, sono ancora anche sul campo. Che possono colpire come, dove e quando vogliono e, in sostanza, che questa è la loro forza. Un attentato politico, più che militare insomma, per ribadire una presenza sul territorio.

Presenza sul territorio che, con modalità e fini nettamente differenti, ribadiamo oggi anche noi di Pangea. Il nostro Progetto Jamila, attivo ormai da oltre dieci anni, e che ha aiutato oltre 3.000 donne a migliorare la propria vita, prosegue senza sosta nell'erogazione di microcrediti, nei corsi di alfabetizzazione e diritti umani, nell'accoglienza di donne e bambini in difficoltà presso al struttura di Casa Pangea a Kabul. Tutto questo grazie al nostro impegno e, soprattutto, al vostro aiuto, che ci auguriamo continui ad essere generoso anche per questo 2016.

Perché la violenza e i Talebani si fermano anche così, non solo con le trattative ministeriali o, peggio, con altre armi e violenza.

Fondazione Pangea Onlus