Pangea

Sostenitori di Erdogan ad Ankara. (Chris McGrath/Getty Images)

AOI condanna la svolta autoritaria e liberticida in Turchia

Comunicato Stampa > Turchia

Le notizie che giungono dalla Turchia ci danno il quadro di una tragedia annunciata e suscitano la nostra profonda indignazione e allarme. Da tempo Erdogan aveva dato segnali chiari della sua intenzione di imprimere al paese una nuova ulteriore svolta autoritaria, e spostare il baricentro della sua azione politica nel delicatissimo scacchiere regionale. Così, immediatamente dopo il fallito tentativo di golpe militare, il premier turco ha sferrato un attacco alla legalità, ai presìdi democratici ed ai diritti umani senza precedenti in un paese già tormentato da continue violazioni di tali diritti, dall'avanzata dell'estremismo religioso e del terrorismo a discapito dei principi laici voluti da donne e uomini turchi, e dalle azioni di repressione contro il popolo curdo. Un conflitto quest’ultimo che ora, con il pretesto della lotta al terrorismo, sarà ancor più sanguinoso ed indiscriminato.

Oggi come non mai il popolo turco si trova sull’orlo del baratro; le donne per prime rischiano di vivere sulla loro pelle il richiamo alle suggestioni di uno stato islamico, con conseguenze tragiche per quanto riguarda l’aumento delle diseguaglianze di genere, un ulteriore giro di vite sull’aborto, l’imposizione del velo, la violenza per chi si oppone.

Siamo di fronte ad un’escalation drammatica di repressione, smantellamento delle minime garanzie di diritto, culminato dapprima nella decretazione dello stato di emergenza, e poi nell’annuncio recentissimo della sospensione della Convenzione Europea sui Diritti Umani. Una repressione che sta colpendo a tutto campo, dagliinsegnanti, ai giovani, ai giornalisti, agli avvocati e ai giudici. E che dovrebbe richiamare la comunità internazionale ad un impegno chiaro e forte per la tutela dei difensori dei diritti umani, della libertà di coscienza, di stampa, di espressione.

Invece l’Europa continua ad essere silente. Esprime “irritazione” cui non dà seguito con misure politiche forti e determinate, e corre il rischio di diventare complice. La Turchia è un alleato scomodo ma troppo importante per la tenuta dello scellerato accordo per la “gestione” dei flussi migratori, concluso nonostante gli evidenti e ripetuti allarmi sui rischi per la vita e la dignità dei migranti e dei rifugiati.

L’AOI, Associazione delle organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, esprime la propria condanna per la svolta autoritaria e liberticida in Turchia e chiede al governo italiano e all’Alto Commissario, Federica Mogherini, di prendere una posizione netta di condanna dell’escalation repressiva di cui si sta rendendo responsabile il primo ministro Erdogan. Chiede inoltre che vengano adottate immediatamente misure conseguenti, quali la sospensione dell’accordo UE-Turchia per i flussi migratori, e che vengano messe in atto tutte le iniziative a disposizione per esprimere il proprio dissenso e attivarsi per la tutela e la protezione dei diritti umani del popolo turco, delle donne, delle popolazioni curde e yazide, dei difensori dei diritti umani in quel paese.

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Lettera aperta

Alla c.a.
Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri
FEDERICA MOGHERINI

Con la pretestuosa motivazione del colpo di stato, il Presidente Erdogan sta cancellando la Turchia democratica. La deriva autoritaria assunta dal governo di Ankara non conosce fine: persecuzioni, violenze, eliminazione di diritti e libertà, già peraltro poco rispettati, stanno colpendo il popolo turco e kurdo ed in particolare le donne, private della propria autonomia e dignità. Il Presidente Erdogan con sistematiche epurazioni sta eliminando qualunque luogo di produzione di idee critiche, nelle scuole, nelle università, nella stampa, nella magistratura, stendendo un funerea cappa di piombo per imbrigliare un società vivace e aperta. La dichiarazione dello stato di emergenza e la sospensione della Convenzione Europea dei Diritti Umani, apre scenari catastrofici. Si è arrivati persino a invocare il ripristino della pena di morte.

Di fronte alla cancellazione dei più elementari diritti democratici che il Presidente Erdogan sta imponendo nel proprio paese, le istituzioni e i governi europei, purtroppo, non hanno dato finora quei segnali forti e inequivocabili che, da cittadini europei, ci saremmo aspettati.

Con il suo assordante silenzio, ancora una volta l’Europa ha perso l’occasione di far pesare nelle relazioni internazionali la sua visione di una società libera e democratica. E soprattutto sta drammaticamente dimostrando di essere succube del potere di ricatto che il governo turco esercita nei confronti dell’UE, e non da oggi!

Sappiamo bene, infatti, che la posizione strategica nella regione consente alla Turchia di godere di un inaccettabile potere di ricatto nei confronti dell’Europa, sia che si tratti di gestire i flussi di migranti, sia che si tratti di tenere le chiavi dell’approvvigionamento energetico, recentemente rinforzato dal contrabbando del petrolio irakeno gestito dall’Isis.

Nessuna “ragion di stato”, nessuna partnership economica può rendere accettabile quanto il Presidente Erdogan sta facendo, con epurazioni e arresti indiscriminati.

Le chiediamo perciò di farsi interprete di queste preoccupazioni, mettendo in campo tutte le azioni possibili per impedire che il presidente Erdogan porti a compimento il suo disegno autoritario, a cominciare dalla immediata sospensione del processo di integrazione europea e dell’accordo sull’immigrazione. Non può essere in alcun modo una giustificazione che il Presidente Erdogan sia stato democraticamente eletto, già nella storia del 900 abbiamo assistito ad equivoci analoghi che hanno aperto le porte alle più feroci dittature.

Per nostro conto ci impegniamo a promuovere in Italia ed in Europa la solidarietà con il popolo turco e fin da ora a mettere in campo un appuntamento europeo per chiedere conto alle Istituzioni dell’UE delle loro azioni per impedire a Erdogan di cancellare la Turchia democratica, per dare voce all'Europa dei popoli che vogliamo.