Pangea

Immagini da: dawn.com e paklinkz.blogspot.com

Il Paese dei Puri: l'onore violato del Pakistan

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luglio 2016

Il Pakistan è un paese dalle mille anime, diviso tra antiche tradizioni tribali e la voglia di infrangere quei tabù che impediscono al paese quella crescita sociale e culturale che lo proietterebbe nella modernità.

Da anni seguo gli accadimenti politici del Pakistan affascinata da una spinta al cambiamento che ritrovo in tanti giovani locali, ma che, allo stesso tempo, non appare ancora così forte da spazzare via le ferree regole dettate dal quel “Codice d’onore” ancora tanto in voga in ogni provincia del Paese.

Proprio in questi giorni il “Paese dei Puri” piange la morte del filantropo Abdul Sattar Edhi e della modella e blogger Qandeel Baloch. Apparentemente le due storie non sembrano avere niente in comune, ma in realtà raccontano molto sui forti contrasti culturali che animano tutto il Pakistan rappresentando, in qualche modo, i due volti del Paese.

Edhi, fondatore della maggiore organizzazione umanitaria del Pakistan si è prodigato, per oltre 60 anni ad aiutare i più sfortunati tanto da mendicare per la strada pur di raccogliere fondi per il suo ospedale di Karachi. Dopo una vita vissuta in totale povertà si è spento ad 88 anni, lasciando una enorme eredità spirituale. Edhi è stato un uomo straordinario che non si è mai servito della religione o della tradizioni per arrivare al cuore della gente divenendo un simbolo di umanità e di tolleranza e un punto di riferimento per milioni di pakstani.

Qadeeel Balooch è invece la 26enne pakistana strangolata dal fratello perché rea di avere portato il disonore nella famiglia. La giovane blogger era famosa per il suo temperamento schietto e, a dire di molti, contrario alla morale islamica. Trasferitasi in Sud Africa per fare la modella era poi tornata nel suo Paese dove aveva creato un blog attraverso il quale invitava le donne musulmane a rompere i tabù che ad oggi costringono ancora la maggior parte delle donne a vivere segregate a casa e sottomesse ai propri padri e mariti.

Ho seguito più di una volta il blog di Qandeel e ho avuto modo di vedere i suoi video che, agli occhi di una occidentale, appaiono innocenti e assolutamente privi di volgarità. Sono rimasta stupita o sarebbe più esatto dire scioccata nel leggere i commenti condivisi sui social locali in cui molte giovani donne e molti ragazzi hanno giustificato il gesto fratricida. Se da una parte, quindi il Pakistan piange la morte Edhi, simbolo di tolleranza e di umanità, dall’altra condanna il comportamento di Qandeel come contrario alla ai vaori dell’Islam. In realtà la giovane blogger era semplicemente una ragazza piena di vita, sicura del suo fascino e del suo carisma che, nel momento in cui ha osato ribellarsi agli opprimenti stereotipi locali, la mano della tradizione e un serpeggiante radicalismo travestito da falsa moralità, l’hanno strappata alla vita senza nessuna pietà.

In un periodo in cui i fondamentalismi sembrano mettere sempre più radici, tale reazione appare un campanello di allarme da non sottovalutare poiché sembra fare presa su tanti, troppi giovani. Se in Europa vediamo crescere il fenomeno dei Foreign Fighters, nel sub continente asiatico si assiste ad un rigurgito di nazionalismi che hanno riportato anche tra le fasce più giovani della popolazione, ad un revival delle antiche regole legate al codice d’onore. Questa omicidio che non trova nessun tipo di giustificazione, mi ricorda purtroppo, ancora una volta, che il popolo di Edhi, nonostante la volontà e lo sforzo di uscire dal suo medioevo culturale, deve ancora percorrere molta strada prima che i diritti umani e l’emancipazione femminile diventino un modello di vita condiviso ed accettato a tutti i livelli sociali.

Barbara Gallo
Collaboratrice su tematiche afghane di Fondazione Pangea Onlus