Pangea

Non questione per donne, ma un passo avanti per i diritti umani.

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Novembre 2017

La Raccomandazione n. 35 della Cedaw* è stata presentata il 14 novembre 2017 alle Nazioni Unite a Ginevra.
L'evento è cruciale perché, dopo 25 anni, è stata formulata una nuova raccomandazione per contrastare la violenza maschile sulle donne, che completa e aggiorna la Raccomandazione n. 19 del 1992. Si tratta di un grande passo avanti per difendere i diritti umani.
Questa Raccomandazione è importantissima, perché richiama alla responsabilità dello Stato nei suoi diversi livelli, per le azioni che omette o per le azioni negligenti che non arrivano a prevenire e a combattere la violenza, oppure che non permettono a chi sopravvive ad essa di accedere alla giustizia e al risarcimento dovuti. E' un'accusa agli attori pubblici che non hanno agito con responsabilità e diligenza.
L'impunita che ancora oggi esiste rispetto alla violenza maschile sulle donne, sia nella sfera familiare, sia in ambito sociale o online è impressionante. La mancanza di parità e l'utilizzo degli stereotipi tra donne e uomini sono cause alla base delle giustificazioni che permettono ancora oggi alla violenza di esistere!
Insomma: la violenza, in ogni sua forma, è la maggiore discriminazione che le donne vivono nel mondo. Noi di Fondazione Pangea lo sappiamo bene e, in Italia, come in India o in Afghanistan, abbiamo incontrato tante di queste donne discriminate e, insieme, abbiamo cercato un modo per uscirne. Perché occorre agire! E dobbiamo farlo in tanti, donne e uomini, facendo nostri i principi internazionali, come quelli contenuti appunto nella Raccomandazione n. 35 e nella Convenzione di Istanbul.
Come Pangea siamo tra le istituzioni per portare la voce di chi non è ascoltata, perché le cose devono e possono cambiare. La violenza non deve e non può restare impunità, basterebbe applicare quanto richiesto a livello internazionale. In questo l'Italia è in grave ritardo. Per questo lavoriamo per realizzare il Diritto a non aver paura, il Diritto alla dignità, il Diritto all'essere sicure e integre. Lavoriamo per l'empowerment delle donne , e vogliamo continuare ad indicare in quale direzione deve andare l'impegno degli Stati per prevenire e contrastare la violenza con un approccio di genere, nel rispetto delle differenze ma nella parità delle opportunità e dei diritti.
Pangea è qui per questo. Basta mettere il peso dei processi sulle spalle delle donne. Basta rivittimizzarle e lasciare loro poca speranza di arrivare alla fine dei processi. Basta a sistemi culturali tradizionali che suppongono gli stereotipi alla base della lente con cui si realizza la giustizia.
Oggigiorno le donne, anche coloro che sono sopravvissute alla violenza, sanno come parlare in pubblico e devono farlo perché negli anni hanno capito che sono legittimate a farlo. Perché le associazioni di donne e i movimenti per i diritti umani hanno riconosciuto che quel che accadeva loro non era una vergogna ma una violazione dei diritti umani.

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* Cedaw: Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne.
E' l'unico strumento completo di diritto internazionale per raggiungere la parità sotto ogni aspetto. La Raccomandazione n. 35 aggiorna e completa, sul tema della violenza, la Raccomandazione n. 19 del 1992.
Questa Raccomandazione è importante perché connette gli strumenti regionali, come la Convenzione di Istanbul (Consiglio d'Europa), la Convenzione di Belem dos Para (America Latina), il protocollo di Maputo (Africa) e la carta ASEAN (Asia) per indirizzare tutte le nuove generazioni verso piani di azione nazionale contro la violenza, e arrivare alla loro implementazione reale.
Rispetto a questo tema Fondazione Pangea, insieme alle associazioni della Piattaforma italiana "Cedaw-Lavori in corsa", ha presentato a luglio 2017 un rapporto al Comitato Cedaw alle Nazioni Unite sullo stato di NON attuazione della convenzione in Italia, e lo stesso Comitato Cedaw ha fatto delle precise raccomandazioni all'Italia.
Italia che, a breve, deve presentare il suo nuovo Piano Nazionale, che speriamo sia realmente finanziato, dato che servono almeno 100 milioni di euro per tre anni di lavoro se si vuole supportare minimamente il lavoro da fare!