Secondo una commissione delle Nazioni Unite, un milione e mezzo di voti afghani sono invalidi, e così il presidente Karzai passa dal 55 per cento delle preferenze al 48. E il suo avversario, l’ex ministro degli esteri Abdullah Abdullah, dal 28 al 32 per cento. Si dovrebbe andare al ballottaggio, ma Karzai non ne ha nessuna intenzione.
Nel frattempo Deljò, una donna di 45 anni, da sei mesi piange uno dei suoi sette figli, Sultàn. Sultàn aveva 22 anni e, grazie ai soldi che la madre aveva ottenuto dal microcredito della Onlus italiana Pangea, aveva aperto un negozio di frutta e verdura. Sultàn il 20 marzo scorso stava andando a comprare la frutta all’ingrosso per il suo negozietto, ma, per sua immensa sfortuna, l’ortomercato di Kabul si trova vicino all’ambasciata tedesca.
Quella mattina i talebani avevano deciso di far scoppiare una bomba proprio contro la Germania.
Deljò non ha più notizie del figlio per tutto il giorno, chiama gli amici di Sultàn, ma nessuno l’ha visto. Deljò vive con la famiglia in cima a una delle colline che sovrastano Kabul, non ha né la radio, né tanto meno la televisione. Viene a sapere dell’attentato all’ambasciata tedesca che ormai è sera.
Cerca negli ospedali e finalmente trova il figlio, dilaniato dalle ferite, ma pieno di speranza: «Non piangere madre, tra poco tornerò a casa». Dopo un mese fanno sapere dall’ospedale che Sultàn sarebbe tornato, così Deljò prepara dei biscotti per festeggiare. Ma dall’ospedale non erano stati chiari: Sultàn è tornato a casa per il suo funerale.
Fino a qualche anno fa i parenti delle vittime degli attentati ricevevano dal governo 50 mila afgan, circa mille dollari. Ma ormai ci sono troppe esplosioni, troppi attentati e quindi troppe vittime. Così hanno deciso di non risarcire più nessuno, nemmeno la famiglia di Sultàn.
Ma non è questo il problema, perché Deljò piange. E piange ancora oggi, come solo una madre che perde un figlio può piangere.
Andrea Amato
.jpg)
Dona subito!
Il Nodo di Pangea
Vedi il sito di Pangea