Provare un profondo senso di ingiustizia in un teatro di guerra è molto facile, soprattutto se lo spettacolo è in scena da almeno quarant’anni. E il palcoscenico è ormai poco più di un cumulo di macerie, polvere e immondizia. Chi osserva da un punto privilegiato, come il nostro, si può anche indignare visceralmente, ma una volta ritornato alla sua vita, e questo è inevitabile, dimentica. Dimentica perché il tempo cancella ogni traccia tangibile, lasciando unicamente un ricordo che va a confondersi con mille altri.
Chi invece non dimentica, anche se lo desidera ogni sera, è Kadrìa.
Kadrìa ha 15 anni, non ha più il padre e così insieme alla madre Noorìa deve guadagnare i soldi per mantenere i 5 fratelli, ma soprattutto per permettere alla sorella maggiore di andare a scuola. Almeno lei. Noorìa cuce a mano splendide trapunte, dai colori vivaci, attività che ha messo in piedi grazie al microcredito della Onlus Pangea. Kadrìa, invece, fa le pulizie nella vicina caserma della Polizia afghana. Ha le mani ferite da un’allergia provocata dai prodotti chimici con cui deve pulire. Kadrìa piange, ma non è per le mani, piange perché, oltre a lavare i pavimenti, i poliziotti pretendono anche altro da lei. Kadrìa è bella e questa è la sua condanna.
Kadrìa in ogni momento della sua vita prova un enorme senso di ingiustizia, ma lei, a differenza nostra, non abita a 5.000 chilometri di distanza da Kabul. Per lei tornare a casa non è una liberazione dall’inferno. Casa sua è troppo vicina a quella caserma. Non ha l’acqua corrente in casa, non ha l’asfalto in strada, ma tanta polvere, immondizia e la fogna a cielo aperto. Una fogna che puzza di ingiustizia, quella che Kadrìa sente ogni giorno e quella che noi, al nostro ritorno, dimenticheremo. E questa, probabilmente, è l’ingiustizia peggiore per Kadrìa.
Andrea Amato
Dona subito!
Il Nodo di Pangea
Vedi il sito di Pangea
21 ottobre, 2009 - 22:29
quello che hai scritto durante tutto questo viaggio è molto bello, e traspare il tuo sentire….grazie
no, non dimenticare perfavore….
hanno tutte e tutti bisogno anche del tuo ricordo, la sfida comincia nel momento in cui rientrerai, il ricordo dovrà essere tradotto in azione…non si può solo prendere si deve anche restituire.
Ecco perchè credo sia importante che tutti coloro che si sono emozionati come me che leggo e come voi che scrivete, si possano attivare affinchè il filo del racconto non finisca con la presenza di ospiti saltuari in un “paese infernale” ma conntinui nella ricerca di normalità e pace nella vita delle donne e delle loro faliglie lì per ricostruire un futuro sereno.
Donare, parlarne, ricordare, per aiutare speriamo ancora per molto loro e voi di Pangea, per quell’idea di Pace e Solidarietà senza forntiere che dovrebbe distinguere ogni essere umano…..Zelda