«Quando una bambina nasce, in Afghanistan, da subito le dicono: “povera ragazza”». L’amara considerazione è di Fauzia Kofi, 32 anni, vice presidente del Parlamento afghano: «Da subito ci fanno capire che non abbiamo scampo per il resto della vita, per noi ci sarà solo compassione».
Fauzia è figlia di un uomo politico del Badakashan, ucciso dai mujahiddin quando lei aveva solo 4 anni. Sua madre ha lottato con la famiglia e la società in cui viveva per mandarla a scuola. Quando era adolescente le hanno ucciso anche il fratello e così la madre, lottando contro la famiglia e la società in cui viveva, ha deciso di mandarla negli Usa a laurearsi.
Fauzia è tornata a casa e ha lavorato per sei anni con Unicef, per creare un futuro alle nuove generazioni afghane. Si è sposata, ha partorito due bellissime figlie e con il marito ha iniziato a condividere battaglie per i diritti civili del suo popolo.
Troppo impegno per un Paese in mano a una feroce dittatura religiosa, che ha relegato le donne a guardare il mondo dietro una grata di cotone dentro un burqa. Troppo impegno e così i talebani le hanno ucciso anche il marito.
Fauzia Kofi è l’esempio della forza delle donne, vertice di un movimento femminile, che in Afghanistan sta rialzando la testa: ci sono 91 donne in Parlamento. Vertice di un movimento che sta sollevando il burqa, per guardare il mondo faccia a faccia, con coraggio.
Ma Fauzia sa bene che la politica non è il traguardo: «Fino a quando le donne non avranno accesso al mondo economico, non ci sarà emancipazione, non ci sarà rispetto. Per questo il progetto di microcredito di Pangea è un’ottima cosa per il nostro Paese».
E come recita un adagio popolare afghano: “qatra qatra darya meshawad”, ovvero, goccia a goccia si fa il fiume.
Andrea Amato
.jpg)
.jpg)
Dona subito!
Il Nodo di Pangea
Vedi il sito di Pangea