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  • Anna Politkoskaja

    Ma c’è nell’attesa…, una storia che è maledettamente doveroso raccontare e raccontare ancora, per sempre, a chi ci circonda, ai nostri figli, ai nostri nipoti, reintroducendo la tradizione orale di trasmissione della cultura, di ciò che è importante sapere. Spegnendo il chaos che ci governa e accendendo un immaginario caminetto, intorno al quale riunire le nostre famiglie, le nostre compagnie, noi stessi. O saremo per sempre disonorati.
    Condannata a morte, assassinata e sepolta. Come la Cecenia.
    Una storia che non racconteremo ora, perché siamo disperatamente convinti che chi legge conosca il coraggio, la solitudine, gli attacchi dei potenti, la vigliaccheria e la vergogna delle istituzioni russe, la violenza e il disprezzo che hanno trasformato la seconda guerra cecena in un genocidio a fuoco lento, isolando la regione in un incubo senza fine. Conosca la paura di Anna Politkoskaja, di una donna, di una persona che costantemente denuncia tutto questo, accusa apertamente Putin di essere il mandante in capo di questo incubo.
    Anna P. racconta che il colonnello Yury Budanov, comandante emerito e pluridecorato delle due guerre cecene… eroe nazionale, il 26 marzo 2000 – per gioco o per noia - rapisce, sevizia e uccide selvaggiamente Elsa Kungaieva, una ragazza diciottenne cecena. Colto sul fatto, viene arrestato il giorno dopo. Alla fine del processo viene assolto e reintegrato nell’esercito per “irresponsabilità momentanea… poiché (l’omicidio ndr) risultava da un sentimento acuto di vendetta nei confronti dei ceceni, rendeva l’esecuzione sommaria della ragazza ammissibile”; a-m-m-i-s-s-i-b-i-l-e! Ogni giorno e ogni notte - scrive Anna Politkoskaja – donne e ragazze cecene vengono rapite, violentate e a volte uccise nella totale impunità, in quanto sub-umane, in quanto colpevoli di essere cecene. Perché tutti (tutti!!!) i ceceni sono sporchi, banditi, terroristi, fondamentalisti, infidi e bastardi (non vi sembra di averlo già sentito con altre parole ma con la medesima, granitica follia: sui Negri? Sui Napoletani? Sugli Afghani?) e quindi Putin propaganda la “violenza giusta” contro di loro, “massacrando i terroristi nelle latrine”. Considerando ammissibile l’omicidio della diciottenne Elsa Kungaieva e forse anche l’omicidio della voce che denunciava questi misfatti: la voce di Anna Politkoskaja.
    “Violenza giusta” – “Guerra giusta” – “Guerra santa”, questi ossimori inquietanti stanno dominando noi stessi e il mondo.
    Anna Politkoskaia. E’ difficile ma bisogna ripetere più volte il suo nome, per mandarlo a memoria, per non sbagliare ancora, per non essere prigionieri della logica del lieto fine, voluta dai potenti e dagli stolti per ingannarci, per farci sognare e morire lentamente. Anna Politkoskaja, non ricordiamola, viviamola nel suo coraggio, nella sua denuncia, nella sua voglia di vivere la verità e di sputare sulla menzogna.

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