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  • Il mondo di sotto

    BANGALORE - C’è tutto un mondo intorno a noi, un mondo fatto di contatto con la terra, un mondo che non vuole e non può perdere il contatto con la terra: il mondo di sotto.
    Ci sono situazioni che si creano con il lavoro che facciamo che ci permettono di vivere momenti impagabili, siamo dei privilegiati perchè abbiamo l’opportunità di condividere emozioni intense con persone alle quali cerchiamo di dare quegli strumenti necessari perchè la loro vita possa ripartire, ma chi veramente riparte e guadagna vita siamo noi. Certo non è così per tutti, occorre avere l’animo predisposto perchè può essere doloroso fare il “pieno di umanità”, ma se trovi quel coraggio che contraddistingue il viaggiatore dal turista allora ecco che il mondo ti offre la possibilità di essere vissuto, ti accoglie a braccia aperte offrendoti quel pane che condividi seduto per terra, mangiato con le mani e offerto dalle stesse mani di chi lo ha fatto. Bene prezioso arricchito da uno sguardo ancor più prezioso, uno sguardo che vale più di mille parole, uno sguardo che ti accoglie e ti scalda. Poi le mani, ruvide, mani che lavorano e si sporcano senza la vergogna di mostrarsi perchè orgoglioso strumento di lavoro, di quel lavoro necessario per i propri figli e la propria vita.
    E poi sorrisi e giochi vivaci di bambini che ti cercano e vogliono un contatto quasi come se avessero la necessità di immagazzinare attraverso il tatto la sensazione del momento, di un attimo di irreale presenza, quasi come dovessero aver la certezza che tu esisti e che forse tornerai. Sorrisi e amicizia là dove crediamo le persone debbano esser tristi perchè povere. Ma povere di che, povere di cosa? Siamo noi ad esser poveri dentro, ricchi di cose, ma vuoti e distanti, chiusi nelle nostre pudiche “cose private”, con i nostri vestiti che necessariamente coprono un corpo che se non perfetto deve essere nascosto, un corpo necessariamente peccaminoso e che ha perso tutta la sacralità di quel tempio che racchiude l’anima.
    Il mondo di sotto si siede per terra, dorme per terra, mangia per terra, lavora per terra permettendo così agli uomini di ricordarsi da dove vengono, di non dimenticare le proprie radici quasi come se la terra fosse una immensa memoria indistruttibile, una memoria fatta di realtà quotidiane che sono la vita.
    Ecco dunque, facciamolo anche noi, proviamo a mantenerlo questo contatto con la terra, tocchiamola, ascoltiamola, facciamolo ricordandoci che siamo uomini e così come siamo nati moriremo tornando verso quella terra che troppe volte abbiamo ignorato, lavato via in fretta dal nostro corpo per non avere addosso la polvere del mondo, di quel mondo di sotto che vogliamo non ci si avvicini, del quale abbiamo paura perchè è il nostro. Occorre davvero che tutti, io per primo, si faccia ccostantemente un grosso sforzo per ricordarci che siamo uomini e viviamo nel mondo di tutti, non migliori di altri solo perchè ci sediamo su una seggiola nel nostro mondo di sopra.

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