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  • ADDA PASSÀ ‘A NUTTATA!

    … ma questa notte non passa mai. Ci siamo ritrovati in questa oscurità boreale, formata da infinite crepe, quando ci siamo accorti che il mondo, il mondo che non conosciamo, il mondo raccontato, sceneggiato…, è una continua, sconfortante rilettura, una coazione a ripetere, un’eco che rimbalza sui cuori delle persone e li colpisce. Ripetutamente. “7 morti, fra cui un ragazzino di 15 anni, e 75 feriti (…) è il bilancio dei duri scontri a colpi di pistola, lanciarazzi e granata, oggi a Gaza” non citeremo fonti e date di questi stralci di vita e di morte, perché l’intermittenza è tale, da situarle al di fuori della cronaca e dentro la Passione di questi ultimi decenni, senza sosta. “In Uganda sono 1.500 i bambini e le donne rapite (…) oltre 35.000 bambini rapiti in 20 anni di guerra civile” e ancora “7 morti, fra cui un ragazzino di 15 anni, e 75 feriti (…) è il bilancio dei duri scontri a colpi di pistola, lanciarazzi e granata, oggi a Gaza”“nel mondo ci sono 640 milioni di armi leggere e uccidono 300.000 persone ogni anno” e ancora “in India, Bangladesh e Nepal i monsoni hanno provocato 1.400 morti, 26 milioni di persone sono rimaste senza un tetto, intere zone inondate” e ancora, ancora, ancora “migliaia di persone scomparse in Cecenia, vittime degli agenti del governo o delle forze federali o delle forze di sicurezza subordinate alle autorità russe. Le autorità russe negano ogni responsabilità”, “continua l’emergenza nel nord Kivu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo a causa delle tensioni e del radunarsi di gruppi armati”, “denuncia delle violazione dei diritti umani in Cina”, “il 91% delle pene capitali eseguite nel mondo si concentra in pochi Paesi: Cina, Iran, Iraq, Sudan, Pakistan e Usa”. Dischi rotti che ripetono sempre lo stesso ritornello, ogni giorno, ogni anno, ogni decennio. La detenzione in un ospedale psichiatrico come arma per spaventare e annichilire il dissenso, per farlo impazzire. È successo, succede ancora. A Larisa Arap, pochi mesi fa. Per aver denunciato gli abusi e le schifezze che accadevano in un ospedale psichiatrico, il potere russo l’ha rinchiusa come malata mentale nella stessa struttura, per un mese e mezzo. A Bui Thi Kim Thanh, internato dal novembre 2006 per aver aiutato i contadini vittime di ingiustizie a difendere i loro diritti. Continua a succedere ripetutamente e in questo perpetuarsi si oscura, scompare dalle nostre menti, si mimetizza come una tappezzeria o un soprammobile impolverato. L’abitudine all’abitudine uccide, lo smettere di coinvolgersi, di denunciare “perché tanto continua a succedere”, uccide. Uccide prima noi, poi gli altri.
    È strano ed inquietante pensare che in questo nostro mondo – il migliore possibile! – nel “globalismo” di maniera e nella globalizzazione di fatto, dove tutto corre, cambia, si velocizza, si capovolge, innova, rinnova a ritmo forsennato, mode, tendenze, stili, riferimenti, web, mail, convergenza delle tecnologie… è strano che ancora rimangano, sempre uguali a sé stessi, questi macigni irrisolti che non rotolano, queste nenie che ci danno la Buona Notte, ogni notte, cancellando il mattino, ridisegnando il mondo nell’oscurità.
    Perché tutto cambia a parte questo? “emergenza umanitaria in Darfur… 38 morti e 120 dispersi a causa del ciclone Felix a nord del Nicaragua… a causa della violenza intensificatasi in Afghanistan, nel sud del Paese fino a 300 scuole rimarranno chiuse… nel mondo, sono circa due milioni i bambini sottoposti a sfruttamento sessuale” sine die, sine die …

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    Volver

    Fortunatamente il Caso (ebbrezza della vita) è sempre pronto a illuminarci, a spingerci avanti o a rianimare le ferite passate in nuovi Calvari. Scorrazzavo impertinente per il mondo con Google Earth, l’inquietante / meraviglioso programma che permette di zoommare sulla propria casa e riconoscerla o sorvolare a qualche decina di metri, Kabul, Kolkata, cercando le vie dove si è passati, fra il ricordo e il desiderio di tornare. Cercai di “zoommare” in Cecenia e arrivato nella regione di Grozny… su Grozny e dintorni vi era (c’è!) una grande “nuvola” bianca. Il resto del mondo godeva una limpidezza totale, si potevano inquadrare vie, case e macerie perfino a Bagdad. Solo lì. Solo le bambine violentate brutalizzate dai militari russi e poi uccise dai familiari, perché violentate. Solo le macerie, il sangue, la sofferenza e la violenza quotidiana di una città maledetta, reietta, scomparsa. Solo Grozny è stata oscurata o, per meglio dire, schiarita da questa nuvola bianca, un fantasma in mano a uno scellerato: Ramzan Kadyrov, da qualche mese primo ministro voluto da Putin, da qualche anno sanguinario e orgoglioso guerriero di torture, assassini, stragi, abusi di ogni genere e – si dice, sotto quella nuvola bianca – mandante dell’omicidio di Anna Politkovskaja.
    Volver… ritorna in queste Parole Anna e ci vergogniamo di non averne parlato ancora, di più, lasciandola seppellire sola, insieme alla “sua” città, sotto quella nuvola bianca, una volta ancora diafano segno di potenza della tecnica e di potenza del potere.
    Volver… verso le nuvole nere che sanno “di pesce marcio…di tutto ciò che si decompone, marcisce, va in putrefazione (…) aumento vertiginoso delle patologie da cancro (…) 80% delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale (Roberto Saviano – L’espresso).
    “Munasterio ‘e Santa Chiara… tengo ‘o core scuro scuro”
    Su Napoli, sulla provincia di Napoli, su Caserta e il Casertano vi è una nuvola nera che si ingrandisce e diventa Italia, diventa Europa.
    Senza colpevoli, solo complici.
    Le deiezioni consumistiche, industriali, post-industriali, modaiole, superflue di questo continente hanno trovato il loro punto di accumulo, comodo e criminale. Il fallimento totale e indiscutibile delle istituzioni lo ha permesso, favorito. Vigliacchi, stupidi, collusi. Stavano pensando ad altro o più semplicemente… non stavano pensando. La gente, nel frattempo, muore di rifiuti, di disperazione, di cancro, primattori di questo tanfo, esalazione di morte, figlio illegittimo e spettacolare di un fetore più grande di noi, grande come il mondo.
    Volver… torna agosto. Speriamo quindi in un sole vacanziero che ci abbronzi e ci sbronzi di Libertà! Di Banalità! Di Speranza! Di Amore Selvaggio! Di Orizzonti e di Cultura! Di Vita Vera, finalmente! Lasciamo a casa le nuvole e chi ci sta sotto, solo qualche cirro e qualche goccia di pioggia per Barbara Cicioni, che non era né giornalista, né impegnata, né altro, solo una donna, neanche nata a Kabul.

    Volver significa tornare; tornare alle origini, alle persone e ai luoghi che ci hanno generato.

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    Anna Politkoskaja

    Ma c’è nell’attesa…, una storia che è maledettamente doveroso raccontare e raccontare ancora, per sempre, a chi ci circonda, ai nostri figli, ai nostri nipoti, reintroducendo la tradizione orale di trasmissione della cultura, di ciò che è importante sapere. Spegnendo il chaos che ci governa e accendendo un immaginario caminetto, intorno al quale riunire le nostre famiglie, le nostre compagnie, noi stessi. O saremo per sempre disonorati.
    Condannata a morte, assassinata e sepolta. Come la Cecenia.
    Una storia che non racconteremo ora, perché siamo disperatamente convinti che chi legge conosca il coraggio, la solitudine, gli attacchi dei potenti, la vigliaccheria e la vergogna delle istituzioni russe, la violenza e il disprezzo che hanno trasformato la seconda guerra cecena in un genocidio a fuoco lento, isolando la regione in un incubo senza fine. Conosca la paura di Anna Politkoskaja, di una donna, di una persona che costantemente denuncia tutto questo, accusa apertamente Putin di essere il mandante in capo di questo incubo.
    Anna P. racconta che il colonnello Yury Budanov, comandante emerito e pluridecorato delle due guerre cecene… eroe nazionale, il 26 marzo 2000 – per gioco o per noia - rapisce, sevizia e uccide selvaggiamente Elsa Kungaieva, una ragazza diciottenne cecena. Colto sul fatto, viene arrestato il giorno dopo. Alla fine del processo viene assolto e reintegrato nell’esercito per “irresponsabilità momentanea… poiché (l’omicidio ndr) risultava da un sentimento acuto di vendetta nei confronti dei ceceni, rendeva l’esecuzione sommaria della ragazza ammissibile”; a-m-m-i-s-s-i-b-i-l-e! Ogni giorno e ogni notte - scrive Anna Politkoskaja – donne e ragazze cecene vengono rapite, violentate e a volte uccise nella totale impunità, in quanto sub-umane, in quanto colpevoli di essere cecene. Perché tutti (tutti!!!) i ceceni sono sporchi, banditi, terroristi, fondamentalisti, infidi e bastardi (non vi sembra di averlo già sentito con altre parole ma con la medesima, granitica follia: sui Negri? Sui Napoletani? Sugli Afghani?) e quindi Putin propaganda la “violenza giusta” contro di loro, “massacrando i terroristi nelle latrine”. Considerando ammissibile l’omicidio della diciottenne Elsa Kungaieva e forse anche l’omicidio della voce che denunciava questi misfatti: la voce di Anna Politkoskaja.
    “Violenza giusta” – “Guerra giusta” – “Guerra santa”, questi ossimori inquietanti stanno dominando noi stessi e il mondo.
    Anna Politkoskaia. E’ difficile ma bisogna ripetere più volte il suo nome, per mandarlo a memoria, per non sbagliare ancora, per non essere prigionieri della logica del lieto fine, voluta dai potenti e dagli stolti per ingannarci, per farci sognare e morire lentamente. Anna Politkoskaja, non ricordiamola, viviamola nel suo coraggio, nella sua denuncia, nella sua voglia di vivere la verità e di sputare sulla menzogna.

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